Visualizzazione post con etichetta Progetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Progetti. Mostra tutti i post

sabato 25 settembre 2021

Lavori in corso


Lavori in corso allo Studio K di Bolzaneto. 

Fine settimana prossima darò alla luce una cosina molto particolare.

Ci vediamo sotto al palco di Steve Wynn! 

giovedì 24 giugno 2021

Hai presente quella canzone di Tenco?

Ho risposto così all'amico che mi chiedeva come stavo.

Un giorno dopo l'altro
Il tempo se ne va
Le strade sempre uguali
Le stesse case
Un giorno dopo l'altro
E tutto è come prima
Un passo dopo l'altro
La stessa vita
E gli occhi intorno cercano
Quell'avvenire che avevano sognato
Ma i sogni sono ancora sogni
E l'avvenire è ormai quasi passato
Un giorno dopo l'altro
La vita se ne va
Domani sarà un giorno uguale a ieri
La nave ha già lasciato il porto
E dalla riva sembra un punto lontano
Qualcuno anche questa sera
Torna deluso a casa piano piano
Un giorno dopo l'altro
La vita se ne va
E la speranza ormai è un'abitudine

lunedì 4 gennaio 2021

La condivisione della gioia

Da anni voglio registrare il mio tributo ai Joy Division (come già fatto per Clash e Husker Du). Forse questo è l'anno giusto.
Mi ha incoraggiato vedere oggi questa ragazza così giovane cimentarsi con semplicità e poesia con una canzone così.
Ce la posso fare, ce la farò.

lunedì 7 dicembre 2020

Emily, finalmente!


 








Oggi finalmente, dopo anni di gestazione, è uscito il disco degli Anais fatto di poesie di Emily Dickinson musicate dal sottoscritto. Il disco "fisico", grazie all'etichetta 1Q84tapes, ha un packaging e una grafica molto stilosi. E' disponibile sia in versione fisica che digitale e anche in streaming su Bandcamp:

https://1q84tapes.bandcamp.com/album/ana-s-emily-dickinson-because-i-could-not-stop-for-death o più velocemente cliccando qui.

Fisicamente ne ha qualche copia Disco Club in via san Vincenzo a Genova. Tiratura 150 copie che mi sa finiranno in settimana. 

Sono orgoglioso e soddisfatto del prodotto di tanto sforzo creativo e impiego di tempo ed energie.

Una delle poche notizie bellissime di questo 2020.

sabato 5 dicembre 2020

Emily: missione compiuta!













Lunedì prossimo giunge a realizzazione il mio antico progetto di unire le mie canzoni alle poesie di Emily Dickinson, realizzato con gli Anais e l'etichetta 1Q84 TAPES.

Nell'attesa abbiamo smazzato decine di queste magliette, qualcuna anche all'estero, e realizzato dei video (uno è già su youtube: I am nobody). 

Frenetica e molto produttiva l'attività social della cantante Francesca su Instagram: in questi tempi di coprifuoco non ci sono molti altri modi per farsi sentire e conoscere, per un progetto musicale.

Ma verrà prima o poi il giorno in cui potremo suonare dal vivo, senza paure e paranoie. Deve venire quel giorno.

lunedì 12 ottobre 2020

Magliette belle









In attesa del disco su Emily Dickinson abbiamo prodotto questa bellissima maglietta. Se volete averla scrivetemi a francozaio64@gmail.com.

 

mercoledì 3 giugno 2020

L'ultima canzone



Nei commenti a questo video su YouTube troverete anche il mio "This is the song that I want to be played at my funeral". Lo dissi anche a Steve Wynn, l'autore, che sorrise lusingato e imbarazzato allo stesso tempo.

Tonight we define the sentence of time
Gracefully part from the rest
You wear the things you wore in your dreams
The way they'll remember you best
No regrets, no remorse
No need to put up a fight
It's the last thing we'll do
So make sure that we're doing it right
Last exit please, the greatest of ease
Seal it with a kiss
Cause tonight, tonight we'll follow the light
To someplace better than this
Look at the way the others have gone
Dying and crawling alone
You swore you'd never end up like them
Finding that you might be wrong
No regrets, no remorse
No need to put up a fight
It's the last thing we'll do
So make sure that we're doing it right
Last exit please, the greatest of ease
Seal it with a kiss
Cause tonight, tonight we'll follow the light
To someplace better than this

giovedì 28 maggio 2020

Abolire alcuni tempi

Bisognerebbe saper abolire dalla propria grammatica interiore il futuro anteriore e il condizionale: non solo sono inutili, ma anche dannosi.

domenica 17 maggio 2020

Ho la pressione bassa

Purtroppo ogni mattina mi sveglio
è ovvio sto già incominciando a odiare un po’ il mondo 
la luce mi nuoce ci ho male alle ossa 
tra l’altro ho la pressione bassa
Schiaffeggio contro voglia la sveglia 
mi alzo e vado a pisciare di pessimo umore 
da anni la scena è sempre la stessa 
per forza ho la pressione bassa
Oltre a tutto dev’essere festa 
vorrei essere come una talpa che vegeta e basta 
ma lo specchio del bagno è spietato e mi attende 
non c’è niente di meglio di un uomo in mutande
Ci ho l’ansia ci ho l’ansia ci ho l’ansia 
ci ho l’ansia
Devo dire non c’è neanche un piacere 
che mi può sublimare 
forse un grande amore in barca a vela nei mari del sud 
soli nella natura lei era Eva e io Robin Hood
Mentre invece son qui in via Pacini
mamma mia come sono malato ci ho tanti problemi
sono pallido e grigio neanche al mare miglioro
non divento dorato tutt’al più grigio scuro
Ci ho l’ansia ci ho l’ansia ci ho l’ansia 
ci ho l’ansia
Ci ho anche un sacco di cose arretrate 
devo fare di tutto 
quasi quasi la cosa migliore 
è tornarsene a letto
Domenica mattina che pena
sdraiato mi sento pesante e penso alla gente 
che compra le paste che ascolta la messa 
anche il mondo ha la pressione bassa

lunedì 11 maggio 2020

lunedì 13 aprile 2020

Finalmente avremmo tempo per fare, ma non riusciamo a far nulla


[Sono le 22 e 22 di sabato sera].
L'altro giorno, scrollando il feed di Instagram, mi sono imbattuto in una frase:
"Non tutti reagiamo a questa quarantena con mille piani e attività. E va bene così. Smettiamola di colpevolizzarci per non avere voglia di fare."
È un adagio che ha iniziato a muoversi sotto traccia, tra il video di una coppia di anziani che balla sul balcone, i meme, le dirette, i Ferragnez alla finestra, le iniziative benefiche, le polemiche sui runner e le piccole-grandi preoccupazioni con le quali ciascuno di noi sta facendo i conti ogni giorno: finalmente avremmo tempo per fare, ma non riusciamo a far nulla
Mi è capitato di rileggerlo, declinato in formule diverse, condiviso nelle stories di amici, spiegato più diffusamente in articoli di esperti e psicologi: non dobbiamo pretendere troppo da noi stessi.
In una situazione di angoscia e pericolo come quella che viviamo, una reazione iperattiva non è la regola, ma una possibilità.
Possibilità alla quale mi vien da credere abbiano aderito tutti gli influencer che seguo, che hanno fatto partire una "Trenta ore per la vita" di live da far invidia a Lorella Cuccarini, e i runner dell’ultimo minuto, colti da una voglia di sudare a cui sono certo mai avrò la fortuna di andare incontro nella vita.
[Sono le 23 e 23, ha appena finito di parlare il premier Conte].
Ci lamentiamo sempre di non avere tempo. 
Le nostre giornate sono l’accumulo di impegni di lavoro, studio, famiglia, tra i quali ostinatamente ci ritagliamo spazio per la palestra, le cene con gli amici, la discoteca, il calcetto, i weekend fuori porta, le vacanze.
Tutto permette di cullarci in uno stato di insoddisfazione esistenziale che ha una sola consolazione.
Una passione, un sogno nel cassetto, un obiettivo da raggiungere che la contingenza della vita che viviamo tiene lontano, ma è la chimera cui affidare il nostro ultimo pensiero prima di addormentarci.
È il piano B: il libro che non abbiamo mai scritto, la lettera di licenziamento per poter cambiar vita come ha fatto il nostro ex compagno di classe.
È il corso di giapponese a cui non abbiamo tempo di andare, quello di chitarra, il fisico perfetto da modellare in palestra.
È quell’unica consolazione che ci tiene in piedi nelle giornate di merda quando torniamo a casa brasati alle 9 di sera.
Potrei essere più di quello che sono, se solo volessi.
E adesso quella chimera è lì in un angolo della casa che ci guarda, ci chiede attenzione.
È una presenza invecchiata male, è il sogno di quando avevamo 16 anni che non siamo mai riusciti a realizzare, e di fronte alla caducità della vita che stiamo toccando con mano, è passato a riscuotere le puntate investite nei momenti più duri.
E noi che facciamo?
Cantiamo dai balconi per ricordarci di essere vivi, mentre intorno la gente muore.
Facciamo il pane in casa, la pizza, ma la verità è che non riusciamo neppure a prendere in mano uei libri che sempre avremmo voluto avere il tempo di leggere.
Non solo perché siamo troppo preoccupati per concentrarci, troppo inquieti e privi di certezze per poter finalmente investire le nostre energie nel progetto che abbiamo sempre pensato avrebbe potuto risollevarci, ma perché siamo mediocri.
Perché in questa enormità di tempo concesso, tempo reclamato per anni e finalmente ottenuto, ci rendiamo conto che nulla di quel che ci riguarda è speciale.
La nostra stessa vita, la sua ordinaria monotonia, perde di significato di fronte all’enormità e alla grandezza dell’Esistenza.
Facciamo i conti con la nostra natura umana troppo umana: pigra, vogliosa, isterica, annoiata, volubile, insoddisfatta, egoista, irrispettosa, inetta, viziata, pusillanime, illusa e manipolatrice.
Siamo piccole macchine indefesse che hanno trovato la propria ragion d’essere, il proprio stato di quiete, nella quotidianità.
Ora il giochino si è inceppato. 
Il tempo, l’oggetto che mai abbiamo potuto maneggiare, è nelle nostre mani, e come una fonte luminosa, fastidiosissima, non fa altro che mostrare il re nudo nella stanza.
E quel re siamo noi.
[Sono le 11 e 39 di domenica mattina].
Forse è sbagliato pensare che il modo di vivere questi tempi di un solo individuo, il suo paradigma, possa essere applicato come un’etichetta all’intera umanità.
Qualcuno potrebbe sentirsi offeso dall’affresco impietoso sulla natura umana – prima di tutto la mia – che ho dipinto con le parole di ieri sera.
Forse c’è chi, quel sogno nel cassetto, lo ha già archiviato da tempo, mettendosi l’anima in pace.
Chi ha fatto i conti con la propria natura ben prima che la pandemia avanzasse. 
Ma sarei felice se ci fosse almeno una persona che si riflette in questo stato di inadeguatezza alla vita in cui mi ritrovo intrappolato; dovuto non tanto alla constatazione che il virus, la paura che suscita, mi tiene legato inerme e pigro a una sedia, quanto a fare i conti, davvero, con il titanismo tra ciò che sono e ciò che mi sono illuso di poter essere se solo volessi.
Perché quando ti convinci che l’unica cosa per poterti migliorare, per poter fare, sia il tempo, ecco che quando il tempo ti piomba sorprendentemente addosso, scopri di non avere le idee abbastanza chiare per scrivere quel libro – e forse neppure il talento – che sei troppo pigro per perdere chili in un momento come questo, che il giapponese, per uno che non ha mai imparato bene neppure l’inglese, è una sciocchezza, che le tue poesie o i tuoi disegni o le foto degli interni che pubblichi sul secondo profilo Instagram anonimo sperando prima o poi ottengano attenzione, non interessano a nessuno perché mediocri e scadenti.
E allora è più facile buttarsi sul divano e scegliere una serie, aspettare passi tutto questo tempo, con la sua forza di metterci all’angolo, per poter tornare a pontificare sul nulla prima di addormentarci.
Cosa ne sarà delle nostre chimere quando tutto sarà finito?
Non ho una risposta.
Come recita l’aforisma: non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi.
Probabilmente sto davvero chiedendo troppo a me stesso, colpevolizzandomi, come ripetono gli esperti. 
O forse è solo la scusa che mi serve ora per non trovare una risposta, chiudere questo pezzo, e accendere una serie.

(Scritto di Daniele Biaggi, ricevuto da Andrea Giuliodori. Un Grazie a entrambi.)

lunedì 14 ottobre 2019

Ancora un anno



This is the last year of my life

Can't seem to do much more than iIve done

Gone and used up all the fun

And the alternative is none

This is the first time I've realized

I loved believing all your lies

And didn't mind it when you cried

I plan on living just to die

This is the final year

I'm living out the very last year

The end is flashing on the screen

I'm living in the last year of my life