
c'è una
atmosfera davvero strana. Tutto si blocca, un po' impaurito,
perplesso e goffo, o quantomeno si rallenta, e sono giustificati i
ritardi e le
assenze. Questa città non è abituata alla neve, alle difficoltà che comporta. La neve ha un effetto ipnotico e meditatorio, quasi filosofico: tutto assume un'altra dimensione, ci si rende conto di alcune belle cose che diamo per
scontate (per esempio si riapprezza il
clima che c'è "normalmente"), ci si chiude in casa a fare lavoretti rimandati, a leggere un libro, a guardare un film coi bambini, a ordinare le foto, cose così. E ci si chiede "Ma come fanno quelli che
hanno la neve per dei mesi?". In questi posti in cui "dobbiamo" avere sempre la prospettiva/visuale del mare/infinito la neve ci costringe a
guardare dentro: alle nostre case, e alle nostre vite. La neve, come fa col grano nei campi, ricopre i semi e i germogli di una possibile nuova stagione della nostra vita, o come minimo il ripetersi, se non il cambiamento, del ciclo delle stagioni. Sperando in un buon raccolto (sarebbe già tanto che ci fosse, un raccolto).