Cosa ho pensato, fatto, visto, sentito, messaggi nella bottiglia, notizie, curiosità, cose inutili e necessarie, il mio piccolo mondo antico, dal 2005 al 2022. E soprattutto tanta musica, come colonna sonora ma anche come espressione di ciò che non sapevo, non volevo e soprattutto non potevo scrivere. Dal 2023 mi trovate su Facebook (sono un boomer!) come FRANCESCO ZAIO.
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giovedì 18 dicembre 2014
Cose da Fenomeni
Pietra di paragone del momento, almeno per me, come Fenomeno. Sta per uscire il secondo LP (prodotto da un'etichetta di Bruxelles) e un 45 giri da jukebox (o mangiadischi) con due inediti che faranno (s)ballare i capelloni, i freaks, i mods, i beatniks e i giovinastri di oggi (siamo già nel 1969, come vola il tempo).
sabato 14 giugno 2014
mercoledì 26 novembre 2008
Un sano disordine?

Ecco, finalmente è tutto a posto. Le foto, i libri, i video, i vestiti, i documenti: tutto ha finalmente un ordine, un senso. E' una situazione che sogno da sempre. Da quando sono andato a vivere da solo, è stato tutto un accumulare, accatastare, radunare alla rinfusa: in ordine cronologico, quando andava bene, in ordine geografico, a seconda della provenienza del souvenir, o in ordine topografico, ovvero dove trovavo posto, in una casa che certi giorni sembrava aver subito una perquisizione, o un furto furioso. Pile di libri letti a metà ovunque per terra, fogli scritti e disegnati infilati ovunque, scarpe, bottiglie vuote, vestiti sgualciti, foglietti con elenchi di cose da fare e progetti da perseguire, cd con e senza copertina ovunque, cuscini, tazze con caffè e zucchero incrostati sul fondo, foto incorniciate, ritagli di giornale, foto appannate dalla polvere o usate come segnalibri. Sembrava la casa di un biografo impazzito.
E' così difficile scegliere cosa buttare via, dei propri ricordi, della propria vita. Ma è necessario. Anche se dopo ci si sente un po' più leggeri, ma anche più vuoti. E un po' mi ha sempre terrorizzato immaginare di avere una casa perfettamente in ordine, catalogata, a posto. Mi sarebbe sembrata la casa di uno che è andato via, o che è morto. Invece, forse, solo a quel punto si potrebbe vivere diversamente. Ma da quando non vivo più coi miei non ho mai potuto dire: -Ecco, sono a posto.
Oggi finalmente sono in grado di dirlo. Oggi sono pronto. Tutto è a posto.
E' così difficile scegliere cosa buttare via, dei propri ricordi, della propria vita. Ma è necessario. Anche se dopo ci si sente un po' più leggeri, ma anche più vuoti. E un po' mi ha sempre terrorizzato immaginare di avere una casa perfettamente in ordine, catalogata, a posto. Mi sarebbe sembrata la casa di uno che è andato via, o che è morto. Invece, forse, solo a quel punto si potrebbe vivere diversamente. Ma da quando non vivo più coi miei non ho mai potuto dire: -Ecco, sono a posto.
Oggi finalmente sono in grado di dirlo. Oggi sono pronto. Tutto è a posto.
Il mio sano disordine: in realtà ho quasi paura dell'ordine perfetto. Mi sembra una cosa che si fa prima di andarsene, una specie di preparazione. E ho paura anche del senso di vuoto che proverei. Mi fanno paura, oltre ad essermi in genere antipatici, i perfettini, quelli con tutto sempre al suo posto, tutto in ordine: mi sembra che non siano mica tanto a posto con la testa, più che altro. Quando il mio Tutto sarà in ordine, "al suo posto", catalogato e reperibile, ci sarà da preoccuparsi. Sarà stranamente inquietante, sembrerà quasi pericoloso. Come una fine, o un nuovo inizio.
lunedì 21 luglio 2008
I morti viventi
Sarà un luogo comune, sarà il caldo, ma mi fanno sempre impressione: d'estate escono fuori, si vedono in giro molti più tossici (ormai ultra40enni) e anoressiche. Oggi addirittura ho visto un duo madre e figlia, entrambe scheletrificate dal culto della dea Ana (pare che esista questa figura). L'anoressia è un fenomeno che mi ha sempre colpito anche per il suo alone mistico e autoreferenziale (loro si vedono belle, e si sentono intelligenti!), oltre ad aver conosciuto la consumazione di tante persone. A volte inizia come dieta, spesso diventa una missione suicida. Internet pullula di siti pro-anoressia (provate a googlare "pro anorexia" o "pro anorexic" ed entrerete in un universo terrificante). Mah. Ognuno si rovina la vita a modo suo. Live and let die, vivi e lascia morire. Sperando che non ci caschino persone a cui vuoi bene.Buon appetito :o)
PS Io scherzo ma c'è poco da scherzare :o(
mercoledì 9 luglio 2008
Siamo tutti mobili Ikea
In questo posto (segnalatomi OVVIAMENTE da quel genio di T-La) potete creare un mobile Ikea col vostro nome: non ho resistito. Eccolo, eccomi: uno scrittoio, un piccolo tavolo-scrivania sgombro e dalle linee composte e modeste, minimal ma senza alcun glamour cialtrone, coi cassetti ben chiusi pieni di sogni irrealizzati. Meraviglioso. E voi, che mobile Ikea siete?
martedì 5 febbraio 2008
Carnevalate

Ultimo giorno di carnevale, meno male, mi mette una tristezza...Mi vengono in mente due carnevali: uno in prima elementare, con un favoloso vestito da Arlecchino. Appena mi vidi allo specchio piansi un'ora disperato. Mai più mascherato, da bambino, da quella volta. Mi mascherai di nuovo solo in terza media (1977): da "punk", pensa te, appena visti in TV all'Altra domenica di Renzo Arbore. Pantaloni di similpelle, gilet fatto con un sacco della spazzatura, capelli impiastricciati, strappi e spille da balia ovunque, e in mano i 45 giri di Clash (White riot!), Jam, Sex Pistols, Eddie & the hot rods, Ian Dury (Sex and drugs and rock'n'roll, ha ha ha) messi furtivamente nel compatto della festa. Fui quasi linciato! Fu una di quelle mitologiche prime volte che racconterò nel libro che sto scrivendo, che si chiamerà giustappunto Le prime volte. Se mai uscirà (vedi il cd su Pavese...). Ma sì che uscirà, anche se chissà quando.
PS Immagine rippata da www.shockdom.com/orsociccione (non so chi sia l'autore, sembra Tim Burton no?).
mercoledì 12 settembre 2007
Conciarsi per le feste
Oggi sono andato a lavorare a Milano in vestito e cravatta. Ho fatto un esperimento di lookologia, diciamo. Io coi miei jeans, i basettoni, la mosca alla Tom Waits, i capelli medio-lunghi, le spillette dei Clash e dei Joy Division, sembravo sempre un disadattato affidato alla mia azienda dai Servizi Sociali, in confronto ai miei colleghi in sede, sempre inappuntabili, “tirati” tipo CdA, o matrimonio sobrio . L’abito fa il monaco? Un po’ sì, forse. Me ne ero già accorto in negozio: vestito in un certo modo risulti alla maggior parte della gente più autorevole, importante, competente, persino intelligente. Ti prendono tutti più sul serio. Triste, quasi incredibile, ma vero. Come indossare un costume, una uniforme. Basta entrare nella parte. Anche se qualche piccolo particolare tradisce sempre il mio travestimento: scarpe con punta strana, colletto della camicia da soffocare, nodo della cravatta storto-dadaista, gli occhiali da sole alla Blues Brothers, sbarbatura irregolare con taglietti da fretta, dita-unghie torturate, la borsa-tracolla dell’Ikea, continuo cambio di posizione sulla sedia per maldischiena maledetto etcetera. Uniamo a questi minuscoli vizi di forma la tendenza alla critica costruttiva, un anticonformismo di fondo, l’incapacità di fare il cosiddetto yesman, il trattare le persone tutte con lo stesso rispetto, sia “superiori” che “inferiori”, una impostazione mentale ironica e autoironica, un po’ di humour nero, e voilà, ecco visualizzato l’outsider, il “tipo strano”, simpatico ma un po’ inopportuno e mai opportunista. “Perché ti sei vestito così? Ma tu hai un tuo stile originale!”: è un complimento o un “Lascia perdere che tanto...”? Comunque sia, mi sono divertito un sacco. E poi in giro mi danno tutti del Lei e del Signore, quando sono conciato per le feste. Un giorno poi racconterò di quando mi ero rasato da mohicano a 18 anni, nella preistoria (1983)…Dico solo che la polizia mi fermava “per controlli” un giorno sì e l’altro pure. Com’è cambiato il mondo, eh? O no?
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