Cosa ho pensato, fatto, visto, sentito, messaggi nella bottiglia, notizie, curiosità, cose inutili e necessarie, il mio piccolo mondo antico, dal 2005 al 2022. E soprattutto tanta musica, come colonna sonora ma anche come espressione di ciò che non sapevo, non volevo e soprattutto non potevo scrivere. Dal 2023 mi trovate su Facebook (sono un boomer!) come FRANCESCO ZAIO.
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sabato 12 settembre 2020
Bob Mould - Siberian Butterfly
E per l'ennesima volta il disco di Bob Mould sarà nella mia top ten di fine anno.
sabato 25 luglio 2020
E' questa la tua tanto celebrata estate?
Love and hate was in the air, like pollen from a flower
Somewhere in April time, they add another hour
I guess I better think up a way to spend my time
Just when I'm ready to sit inside, it's summertime
Should I go swimming or get a friend to hang around
It's back to summer, it's back to basics, hang around
Getting drunk out on the beach, or playing in a band
And getting out of school meant getting out of hand
Was this your celebrated summer? Was that your celebrated summer?
Then the sun disintegrates between a wall of clouds
I summer where I winter at, and no one is allowed there
Do you remember when the first snowfall fell?
When summer barely had a snowball's chance in hell?
lunedì 20 luglio 2020
martedì 14 luglio 2020
lunedì 1 giugno 2020
lunedì 27 aprile 2020
lunedì 30 settembre 2019
Bob Mould - The Descent
Questo video uscì che avevo appena perso il mio lavoro (estate 2012), coincidenza impressionante.
Gliel'ho anche scritto, allo zio Bob, che la sua musica è stata la colonna sonora della mia vita!
lunedì 22 luglio 2019
domenica 21 luglio 2019
"Il cuore corre in gola"
Da HELLO BASTARDS (http://huskercore.blogspot.com):
Franco Zaio - Those important years
"Those important years" di Franco Zaio è uno dei dischi più belli che abbia ascoltato quest'anno. E non me ne importa niente che si tratti un album di cover suonato da un mio amico fraterno, in cui canta (in due pezzi) una carissima amica come Francesca Pongiluppi e che sia stato registrato da un altro super amico come Berna. Non è colpa mia se conosco gente speciale, che fa cose bellissime. Ciò che conta è che ascoltando queste 14 rivisitazioni acustiche di altrettante canzoni degli Husker Du - e cioè IL GRUPPO - la pelle d'oca sale veloce lungo le braccia e il cuore corre in gola come una macchina impazzita. E' davvero difficile capire se le emozioni fortissime che questo disco è capace di sprigionare sin dal suo primo pezzo (la maestosa "Standing in the rain") siano frutto dell'intesa interpretazione di Franco o siano la naturale conseguenza del fatto che gli Husker Du, in meno di dieci anni di vita artistica, siano stati capaci di scrivere una miriade di pezzi incredibili. Forse, come banalmente si dice in questi casi, sono vere entrambe le cose. Anche se la chiave di volta del disco è innegabilmente la voce di Zaio, più vicina alla dolcezza di Hart che all'irruenza di Mould, ma comunque lontanissima da qualsiasi maldestro tentativo di imitazione. "Those important years" è un tributo suonato - e soprattutto cantato - col cuore, da un ragazzo di 50 anni a cui "Warehouse" e "Zen Arcade" hanno letteralmente cambiato la vita. E infatti la scaletta pesca a piene mani da questi due dischi, ma anche da "New day rising" (con tanto di omaggio in copertina), "Flip your Wig" e "Candy apple gray": insomma gli Husker Du più melodici ed eccitanti, quelli del periodo di mezzo e del glorioso epilogo su major. Ma anche quelli capaci di erigere un muro di suono denso e psichedelico, che nella versione di Franco Zaio torna, invece, alle origini scheletriche voce-e-chitarra, senza perdere un briciolo di magia. Anzi, ascoltando "Those important years" si capisce benissimo come molte di questa canzoni siano nate, probabilmente, in questo modo: con Bob e Grant che imbracciavano la loro sei corde e, dopo aver bevuto un paio di lattine di birra del discount, buttavano giù una melodia e tre accordi sghembi (Norton intanto si lisciava i baffi a manubrio e si preparava un hamburger). Certo, nel disco ci sono anche arrangiamenti più complessi come in "Green eyes", dove spunta la chitarra psych-folk di Matteo Bocci dei Fenomeni e in "Book about Ufos", uno dei pezzi più belli di questo tributo, trasformato in una sorta di gospel indù, con tanto di sitar, suonato in onore della dea Shiva appena atterrata da Marte. E poi ci sono "Pink turns to blue" e "She's a woman (and now he is a man)" cantante entrambe da Francesca Pongiluppi: la prima con una voce dolorosa e in stato di grazia e l'altra in duetto con Franco, in un crescendo potentissimo. E poi "These important years" - uno dei miei pezzi preferiti degli Huskers - suonata con meno irruenza rispetto all'originale, quasi come se si trattasse di un'amara constatazione del presente, più che di una celebrazione di ciò che è stato; e ancora: "Sorry somehow", altra paela assoluta dell'album, con la voce di Franco che insegue la chitarra o la furia disperata e sonica di "Something a learned today". A chiudere il disco un brano giudicato a torto minore di "Warehouse" come "Bed of nails", qui trasformato in una cavalcata noise sporca e disturbante, grazie alla metal machine guitar di Berna e alla voce distorta di Franco, pronta a intonare l'apocalisse. Che dire? Se siete fan del Husker Du spero vivamente che dopo appena due righe di questa stupida recensione abbiate spento il pc o il telefonino e siate usciti di casa per cercare di procurarvi questo album bellissimo. Tutti gli altri, e cioè coloro che non sanno minimamente chi siano Mould, Hart e Norton, si vergognino e chiedano umilmente scusa.
Grazie Diego, hai "colto lo spirito" del disco.
Disco reperibile preso il sottoscritto, oppure Disco Club Genova, in via San Vincenzo.
Franco Zaio - Those important years
"Those important years" di Franco Zaio è uno dei dischi più belli che abbia ascoltato quest'anno. E non me ne importa niente che si tratti un album di cover suonato da un mio amico fraterno, in cui canta (in due pezzi) una carissima amica come Francesca Pongiluppi e che sia stato registrato da un altro super amico come Berna. Non è colpa mia se conosco gente speciale, che fa cose bellissime. Ciò che conta è che ascoltando queste 14 rivisitazioni acustiche di altrettante canzoni degli Husker Du - e cioè IL GRUPPO - la pelle d'oca sale veloce lungo le braccia e il cuore corre in gola come una macchina impazzita. E' davvero difficile capire se le emozioni fortissime che questo disco è capace di sprigionare sin dal suo primo pezzo (la maestosa "Standing in the rain") siano frutto dell'intesa interpretazione di Franco o siano la naturale conseguenza del fatto che gli Husker Du, in meno di dieci anni di vita artistica, siano stati capaci di scrivere una miriade di pezzi incredibili. Forse, come banalmente si dice in questi casi, sono vere entrambe le cose. Anche se la chiave di volta del disco è innegabilmente la voce di Zaio, più vicina alla dolcezza di Hart che all'irruenza di Mould, ma comunque lontanissima da qualsiasi maldestro tentativo di imitazione. "Those important years" è un tributo suonato - e soprattutto cantato - col cuore, da un ragazzo di 50 anni a cui "Warehouse" e "Zen Arcade" hanno letteralmente cambiato la vita. E infatti la scaletta pesca a piene mani da questi due dischi, ma anche da "New day rising" (con tanto di omaggio in copertina), "Flip your Wig" e "Candy apple gray": insomma gli Husker Du più melodici ed eccitanti, quelli del periodo di mezzo e del glorioso epilogo su major. Ma anche quelli capaci di erigere un muro di suono denso e psichedelico, che nella versione di Franco Zaio torna, invece, alle origini scheletriche voce-e-chitarra, senza perdere un briciolo di magia. Anzi, ascoltando "Those important years" si capisce benissimo come molte di questa canzoni siano nate, probabilmente, in questo modo: con Bob e Grant che imbracciavano la loro sei corde e, dopo aver bevuto un paio di lattine di birra del discount, buttavano giù una melodia e tre accordi sghembi (Norton intanto si lisciava i baffi a manubrio e si preparava un hamburger). Certo, nel disco ci sono anche arrangiamenti più complessi come in "Green eyes", dove spunta la chitarra psych-folk di Matteo Bocci dei Fenomeni e in "Book about Ufos", uno dei pezzi più belli di questo tributo, trasformato in una sorta di gospel indù, con tanto di sitar, suonato in onore della dea Shiva appena atterrata da Marte. E poi ci sono "Pink turns to blue" e "She's a woman (and now he is a man)" cantante entrambe da Francesca Pongiluppi: la prima con una voce dolorosa e in stato di grazia e l'altra in duetto con Franco, in un crescendo potentissimo. E poi "These important years" - uno dei miei pezzi preferiti degli Huskers - suonata con meno irruenza rispetto all'originale, quasi come se si trattasse di un'amara constatazione del presente, più che di una celebrazione di ciò che è stato; e ancora: "Sorry somehow", altra paela assoluta dell'album, con la voce di Franco che insegue la chitarra o la furia disperata e sonica di "Something a learned today". A chiudere il disco un brano giudicato a torto minore di "Warehouse" come "Bed of nails", qui trasformato in una cavalcata noise sporca e disturbante, grazie alla metal machine guitar di Berna e alla voce distorta di Franco, pronta a intonare l'apocalisse. Che dire? Se siete fan del Husker Du spero vivamente che dopo appena due righe di questa stupida recensione abbiate spento il pc o il telefonino e siate usciti di casa per cercare di procurarvi questo album bellissimo. Tutti gli altri, e cioè coloro che non sanno minimamente chi siano Mould, Hart e Norton, si vergognino e chiedano umilmente scusa.
Grazie Diego, hai "colto lo spirito" del disco.
Disco reperibile preso il sottoscritto, oppure Disco Club Genova, in via San Vincenzo.
venerdì 19 luglio 2019
Ma che estate sarà
- Stamattina mi hanno operato togliendomi un neo "diventato brutto": questo intervento condizionerà tutta questa estate e soprattutto il periodo in Sardegna, non penso proprio che potrò stare senza maglietta o protezione totale. L'aspetto positivo è che non si vedrà la pancia che non riesco a buttare giù da alcuni anni. E questa estate ne faccio 55, di anni. Robi da matt.
- Terminate le registrazioni degli strumenti per il disco su Emily Dickinson, manca solo la voce di Francesca in qualche pezzo (spero tanti), e poi il missaggio. Ma mi sa che si finisce a settembre.
- Da fine luglio "seguirò" una seconda libreria in Liguria, finalmente.
- I figli, nonostante la bellezza insuperabile dei posti, non vengono più in Sardegna con me. Le giornate alle Saline avranno un gusto più malinconico e nostalgico.
- Ieri il film "The circle", nei mesi scorsi i libri di Byung-Chul Han: che senso ha mettere in piazza (in rete) la propria privacy, anche qui, se non si ha bisogno di vetrine, se non si ha niente da vendere, o nessuno da persuadere? La comunicazione è centuplicata, ma non è migliorata, e non ci fa stare meglio, anzi ci fa fare errori e leggerezze.
- Il grande caldo si è un po' attenuato, ma lo preferisco al grande freddo, comunque.
- Come ogni estate, spero di ricaricare le pile in Sardegna.
sabato 29 giugno 2019
L'intervista su tomtomrock.it
Franco Zaio e gli Hüsker Dü: Those Important Years.
Franco Zaio è un maître à penser di lungo corso di quella scena alternativa italiana che si è mossa (e si muove) fra punk, post-punk e psichedelia. A questa tipica miscela indie Zaio aggiunge una componente letteraria che gli deriva anche dal suo mestiere ‘serio’: il libraio. Per dare un’idea del campo d’azione del nostro possiamo spiegare, ad esempio, che ha dedicato un album-tributo ai Clash (Know Your Clash) e un altro a un personaggio apparentemente assai diverso, Cesare Pavese (Last Blues). Poi ci sono stati i due dischi dal fascino obliquo e slowcore a nome Anaïs (insieme a Francesca Pongiluppi) e la militanza come batterista ne I Fenomeni, vivace combo psichedelico autoammantatosi di leggenda (“Eravamo un po’ i Dukes Of Stratosphere italiani”).
Da poco Franco Zaio, in questo caso Francö Zaiö, ha pubblicato un omaggio a una delle band da lui più amate: gli Hüsker Dü. Negli anni ’80 il trio di Minneapolis (Bob Mould, Grant Hart – scomparso nel 2017- e Greg Norton) ha rappresentato l’aspetto più viscerale, acre ma anche struggente del circuito alternative e ha fatto da guida a decine di giovani fan con chitarre nervose e ritmica travolgente. Il cd si intitola Those Important Years, citazione con variazione di una delle canzoni più intense degli Hüskers, These Important Years. Contiene 14 pezzi in veste quasi del tutto acustica, quindi con ardito cambiamento di approccio rispetto alle stesure originali, e un solo momento ‘rumoroso’ collocato a fine programma.
Non prima di aver ricordato che Franco Zaio è valente collaboratore di Tomtomrock, gli lasciamo ora la parola affinché ci racconti un po’ di cose a proposito di Those Important Years.
Ci vuole un certo coraggio ad affrontare in chiave sostanzialmente acustica il repertorio di un gruppo di grande impatto sonico come gli Hüsker Dü. Hai mai pensato “ma cosa sto facendo?”
No, perché è un esperimento già fatto con i Clash anni fa… Mi sono sempre piaciute le versioni unplugged dei gruppi rock. E anche come Johnny Cash “denudava” le cover che faceva. Mi rendo conto che ci vuole coraggio, soprattutto se non si è Johnny Cash…
La scelta dei pezzi come è avvenuta. Ci sono outakes o assenze forzate?
Sono rimaste fuori molte canzoni amatissime (su tutte Whatever e Makes No Sense At All) che non “venivano fuori” come volevo o non avevano una melodia precisa (molti pezzi furiosi di Zen Arcade, per esempio). È rimasta fuori anche Celebrated Summer perché già magnificamente coverizzata da Mark Kozelek…
Un merito del tuo disco è quello di avere messo in evidenza la naturale melodicità di pezzi come These Important Years o Sorry Somehow, perfetti anche per la chitarra acustica. Non pensi che potresti avere successo come Hüsker Busker?
In effetti inizialmente il titolo era BÜSKER DÜ! Poi però ho messo più chitarre e strumenti che nel disco sui Clash: quello sì era solo chitarra e voce! Ma ho voluto fare una cosa più “piena”, meno scarna.
Se pensassi a una qualsiasi forma di successo musicale non farei queste cose. Alla mia età, suvvia! Per me “successo” significa fare cose che mi garbano, che mi emozionano, sperando (ma neanche tanto) che garbino ed emozionino anche altre persone.
Se pensassi a una qualsiasi forma di successo musicale non farei queste cose. Alla mia età, suvvia! Per me “successo” significa fare cose che mi garbano, che mi emozionano, sperando (ma neanche tanto) che garbino ed emozionino anche altre persone.
In due pezzi si ascolta la voce di Francesca Pongiluppi. Una scelta interessante se si pensa al suono molto aspro degli Hüsker Dü.
Con Francesca collaboro da quasi 20 anni, ho fatto due dischi come Anaïs e diversi concerti. Anche con lei ho sempre fatto cover unplugged o scarnificate. La sua partecipazione è la ciliegina sulla torta, e come sempre il pezzo cantato da lei sarà il più apprezzato. Successe anche in Last Blues, il mio disco sulle poesie di Pavese.
Mi incuriosisce (e mi piace) l’idea del sitar per Book About UFOs. Come ti è venuta in mente?
Il testo parla di una ragazza che passa le giornate a leggere libri sugli UFO e a guardare il cielo, e di omini grigi che la guardano negli occhi coi loro telescopi… Quindi ho immaginato ci stesse bene un tappeto di sitar psichedelico alla Beatles. Penso che Grant Hart avrebbe apprezzato questo arrangiamento.
Bed Of Nails è l’unico pezzo ‘distorto’ e sta in chiusura di disco. Piccolo sfogo elettrico finale dopo tanta chitarra acustica?
Il testo di Bed Of Nails (letto di chiodi) è particolarmente doloroso e straziante, per me. Quindi ho fatto scatenare Berna con la sua metal machine guitar, e distorto il più possibile chitarra e voce. Più che uno sfogo è un urlo disperato, una richiesta di aiuto soffocata dal rumore, un altoparlante tritato dallo sfasciacarrozze.
Sei riuscito a far avere il tuo disco a Bob Mould? O a Greg Norton che non se lo fila più nessuno?
Non ancora, né a Bob né a Greg. Voglio farlo, ma non essendo “social” sarà complicato, soprattutto per Greg! Bob lo vedrò al suo prossimo concerto, glielo consegno a mano…
Altri artisti a cui vorresti rendere omaggio?
Con Francesca abbiamo in programma da sempre due “tribute” in stile Anaïs (ossia al rallentatore, acustici e quasi silenziosi): Smiths e Cure. Si possono già sentire su YouTube come gli Anaïs suonavano There Is A Light That Never Goes Out e Boys Don’t Cry.
Personalmente invece farò nel 2020 i Joy Division. Addirittura pensavo di tradurre i pezzi in italiano, ma è una impresa titanica rendere in italiano la poeticità e la profondità delle parole di Ian Curtis. Spero di farcela.
Personalmente invece farò nel 2020 i Joy Division. Addirittura pensavo di tradurre i pezzi in italiano, ma è una impresa titanica rendere in italiano la poeticità e la profondità delle parole di Ian Curtis. Spero di farcela.
La solita domanda: il rock e i giovani d’oggi. Hai dato, o cercato di dare, un’educazione rock ai tuoi figli? Ascoltano gli Hüsker Dü?
I miei figli sono cresciuti a pane e rock, ascoltando/assorbendo la musica che sentivo a casa e in auto. Devo aver seminato abbastanza bene, considerato il fatto che grazie a loro ho scoperto i Radiohead, i Sigur Ros, gli XX… C’è stato negli anni un bellissimo scambio di storia da me e aggiornamento da loro. Molto utile nella loro formazione musicale i suggerimenti di YouTube e Spotify (“Potrebbe piacerti anche”).
Credo che il problema principale dei giovani d’oggi nell’approccio alla musica rock siano i suoni: vedo che sono poco portati ad apprezzare le chitarre e gli strumenti acustici e molto più propensi ai suoni elettronici. Sono quasi infastiditi dalle chitarre distorte degli Hüskers…
D’altronde io da ragazzino detestavo i suoni pomposi e pop degli anni 70 preferendo l’espressività grezza ed essenziale del punk-rock e del reggae… Dopo gli anni 80 di plastica tornarono le chitarre del grunge; sono bioritmi del gusto musicale. Forse i miei nipotini torneranno al twang e al fuzz, chissà.
Credo che il problema principale dei giovani d’oggi nell’approccio alla musica rock siano i suoni: vedo che sono poco portati ad apprezzare le chitarre e gli strumenti acustici e molto più propensi ai suoni elettronici. Sono quasi infastiditi dalle chitarre distorte degli Hüskers…
D’altronde io da ragazzino detestavo i suoni pomposi e pop degli anni 70 preferendo l’espressività grezza ed essenziale del punk-rock e del reggae… Dopo gli anni 80 di plastica tornarono le chitarre del grunge; sono bioritmi del gusto musicale. Forse i miei nipotini torneranno al twang e al fuzz, chissà.
Domanda finale da risposta secca: Bob Mould o Grant Hart?
È come chiedere a un Beatlesiano se preferisce Lennon o McCartney: è l’accoppiata a fare la bellezza! Mould e Hart separati non hanno mai raggiunto la bellezza degli Hüsker Dü, soprattutto Hart (Mould invece ha sfornato molte canzoni superbe da solo o con gli Sugar).
Come musicista preferisco Bob, come persona mi sta(va) più simpatico Grant, batterista svalvolato e basso profilo, il Ringo Starr del punk psichedelico!
Come musicista preferisco Bob, come persona mi sta(va) più simpatico Grant, batterista svalvolato e basso profilo, il Ringo Starr del punk psichedelico!
martedì 30 aprile 2019
Stare in vetrina
da Disco Club è sempre un momento di gloria da fotografare per ricordo.
Coi Pink Floyd ad aleggiarmi sulla testa.
martedì 23 aprile 2019
Quando il rosa diventa blu
Grazie al mitico VINZ su youtube da ieri si può ascoltare un pezzo del mio imminente disco di cover degli Husker Du.
Come sempre questo sarà il pezzo preferito del disco, grazie alla voce di Francesca, come già successe tanti anni fa nel mio disco su Pavese (si chiamava "Last blues", si trova su Spotify e YouTube).
domenica 10 marzo 2019
Il silenzio fra di noi
Il silenzio fra di noi
è il momento in cui non riesco ad ascoltare
che pensieri hai nella tua mente.
Al di là del panico e delle preoccupazioni
che sembrano consumare quasi ogni pensiero
c'è una mano calma e stabile
che un giorno potresti vedere.
Forse non è quello che che volevi
o neanche quello che stavi cercando
ma un giorno vedrai la simmetria
un giorno vedrai il te e me.
sabato 2 marzo 2019
giovedì 7 febbraio 2019
Rock solare
Uno dei dischi del 2019 sarà, come ogni volta, il nuovo di Zio Bob. Prossimamente recensione by The Sottoscritto.
venerdì 25 gennaio 2019
Prima o poi esce
Ho questo disco pronto da diversi mesi. Prima ragioni finanziarie, ora di salute mi impediscono di "metterlo fuori". Da qualche mese ho una bestiaccia dentro al naso e al volto, mi opererò a metà febbraio. Nel frattempo ho dei grossi problemi di respirazione e quindi di canto, e quando esce il disco vorrei presentarlo dal vivo, ecco perchè non lo ho ancora "pubblicato". Lo troverete ai miei concertini, o da Disco Club in via San Vincenzo a Genova, appena sarò "in condizione".
A presto.
giovedì 3 maggio 2018
E' questa la tanto celebrata estate?
Spero proprio di riuscire a fare uscire il mio disco di cover acustiche degli Husker Du entro l'estate. Il master è pronto, manca solo la copertina e poi stamperò o duplicherò cd-r.
venerdì 13 aprile 2018
Le domandone
Dopo i 50 anni siamo in diritto di chiederci quanto tempo ed energie abbiamo impiegato per piacere agli altri, ai nostri cari, ma non solo: al mondo intero.
Poi viene il momento di chiedersi: ma io, io, mi piaccio? O solo mi sono comportato nel modo migliore per piacere (compiacere) agli altri, per quanto bene mi vogliano, o mi abbiano voluto. Ma io piaccio a me stesso? Ho il diritto, se non il dovere, di piacere in primis a me stesso, e fanculo tutti gli altri?
"La rivoluzione comincia a casa: preferibilmente davanti allo specchio del bagno" (dicevano gli Husker Du).
Domandone.
lunedì 26 marzo 2018
Quei due occhi verdi
Stasera masterizzo il mio tributo agli Husker Du da Berna. Poi la copertina, poi la stampa (o la duplicazione DIY, vedremo) del disco.
E la sensazione di essere sempre più solo, nel mio fare musica, e che tutto quello che conta ormai è quello sguardo di quei due occhi verdi (quelli di mia moglie).
"I feel so lucky when I look in those green eyes".
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