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martedì 28 luglio 2020

Non è divertente?



Ain't it fun when you're always on the run
Ain't it fun when your friends despise what you've become
Ain't it fun when you get so high that you, well you just can't cum
Ain't it fun when you know that you're gonna die young?
It's such fun
Yeah fun
Such fun
Such fun, fun, fun
Ain't it fun when you're taking care of number one
Ain't it fun when you feel like you just gotta get a gun
Ain't it fun when you just, just can't seem to find your toungue
'Cause you stuck it too deep into somethin that really stung
It's such fun
Well, you come up to me
They spit right in my face
I didn't even feel it
It was such a disgrace
I punched my fist right through the glass
I didn't even feel it
It happened so fast
Ain't it funwhen you tell her she's just a cunt
Ain't it fun when she splits and leaves you all alone
Ain't it fun when you've broken up every band that you've ever begun
Ain't it fun when you know that you're gonna die young
It's such fun

lunedì 25 maggio 2020

Il treno per domani



Dall'inverno della fase 1 all'estate della fase 2, eccoci, tutti un po' destabilizzati, sbalestrati, avviliti, depressi, angosciati, furiosi. Sicuramente provati, ma temo non migliorati, da questo test.

Non ce la dimenticheremo questa primavera Kafkiana, anzi Dickiana.

Si vive un giorno dopo l'altro, sperando di poter tornare quanto prima ad avere dei rapporti umani-personali meno impauriti e preoccupati.


domenica 17 maggio 2020

Ho la pressione bassa

Purtroppo ogni mattina mi sveglio
è ovvio sto già incominciando a odiare un po’ il mondo 
la luce mi nuoce ci ho male alle ossa 
tra l’altro ho la pressione bassa
Schiaffeggio contro voglia la sveglia 
mi alzo e vado a pisciare di pessimo umore 
da anni la scena è sempre la stessa 
per forza ho la pressione bassa
Oltre a tutto dev’essere festa 
vorrei essere come una talpa che vegeta e basta 
ma lo specchio del bagno è spietato e mi attende 
non c’è niente di meglio di un uomo in mutande
Ci ho l’ansia ci ho l’ansia ci ho l’ansia 
ci ho l’ansia
Devo dire non c’è neanche un piacere 
che mi può sublimare 
forse un grande amore in barca a vela nei mari del sud 
soli nella natura lei era Eva e io Robin Hood
Mentre invece son qui in via Pacini
mamma mia come sono malato ci ho tanti problemi
sono pallido e grigio neanche al mare miglioro
non divento dorato tutt’al più grigio scuro
Ci ho l’ansia ci ho l’ansia ci ho l’ansia 
ci ho l’ansia
Ci ho anche un sacco di cose arretrate 
devo fare di tutto 
quasi quasi la cosa migliore 
è tornarsene a letto
Domenica mattina che pena
sdraiato mi sento pesante e penso alla gente 
che compra le paste che ascolta la messa 
anche il mondo ha la pressione bassa

lunedì 13 aprile 2020

Finalmente avremmo tempo per fare, ma non riusciamo a far nulla


[Sono le 22 e 22 di sabato sera].
L'altro giorno, scrollando il feed di Instagram, mi sono imbattuto in una frase:
"Non tutti reagiamo a questa quarantena con mille piani e attività. E va bene così. Smettiamola di colpevolizzarci per non avere voglia di fare."
È un adagio che ha iniziato a muoversi sotto traccia, tra il video di una coppia di anziani che balla sul balcone, i meme, le dirette, i Ferragnez alla finestra, le iniziative benefiche, le polemiche sui runner e le piccole-grandi preoccupazioni con le quali ciascuno di noi sta facendo i conti ogni giorno: finalmente avremmo tempo per fare, ma non riusciamo a far nulla
Mi è capitato di rileggerlo, declinato in formule diverse, condiviso nelle stories di amici, spiegato più diffusamente in articoli di esperti e psicologi: non dobbiamo pretendere troppo da noi stessi.
In una situazione di angoscia e pericolo come quella che viviamo, una reazione iperattiva non è la regola, ma una possibilità.
Possibilità alla quale mi vien da credere abbiano aderito tutti gli influencer che seguo, che hanno fatto partire una "Trenta ore per la vita" di live da far invidia a Lorella Cuccarini, e i runner dell’ultimo minuto, colti da una voglia di sudare a cui sono certo mai avrò la fortuna di andare incontro nella vita.
[Sono le 23 e 23, ha appena finito di parlare il premier Conte].
Ci lamentiamo sempre di non avere tempo. 
Le nostre giornate sono l’accumulo di impegni di lavoro, studio, famiglia, tra i quali ostinatamente ci ritagliamo spazio per la palestra, le cene con gli amici, la discoteca, il calcetto, i weekend fuori porta, le vacanze.
Tutto permette di cullarci in uno stato di insoddisfazione esistenziale che ha una sola consolazione.
Una passione, un sogno nel cassetto, un obiettivo da raggiungere che la contingenza della vita che viviamo tiene lontano, ma è la chimera cui affidare il nostro ultimo pensiero prima di addormentarci.
È il piano B: il libro che non abbiamo mai scritto, la lettera di licenziamento per poter cambiar vita come ha fatto il nostro ex compagno di classe.
È il corso di giapponese a cui non abbiamo tempo di andare, quello di chitarra, il fisico perfetto da modellare in palestra.
È quell’unica consolazione che ci tiene in piedi nelle giornate di merda quando torniamo a casa brasati alle 9 di sera.
Potrei essere più di quello che sono, se solo volessi.
E adesso quella chimera è lì in un angolo della casa che ci guarda, ci chiede attenzione.
È una presenza invecchiata male, è il sogno di quando avevamo 16 anni che non siamo mai riusciti a realizzare, e di fronte alla caducità della vita che stiamo toccando con mano, è passato a riscuotere le puntate investite nei momenti più duri.
E noi che facciamo?
Cantiamo dai balconi per ricordarci di essere vivi, mentre intorno la gente muore.
Facciamo il pane in casa, la pizza, ma la verità è che non riusciamo neppure a prendere in mano uei libri che sempre avremmo voluto avere il tempo di leggere.
Non solo perché siamo troppo preoccupati per concentrarci, troppo inquieti e privi di certezze per poter finalmente investire le nostre energie nel progetto che abbiamo sempre pensato avrebbe potuto risollevarci, ma perché siamo mediocri.
Perché in questa enormità di tempo concesso, tempo reclamato per anni e finalmente ottenuto, ci rendiamo conto che nulla di quel che ci riguarda è speciale.
La nostra stessa vita, la sua ordinaria monotonia, perde di significato di fronte all’enormità e alla grandezza dell’Esistenza.
Facciamo i conti con la nostra natura umana troppo umana: pigra, vogliosa, isterica, annoiata, volubile, insoddisfatta, egoista, irrispettosa, inetta, viziata, pusillanime, illusa e manipolatrice.
Siamo piccole macchine indefesse che hanno trovato la propria ragion d’essere, il proprio stato di quiete, nella quotidianità.
Ora il giochino si è inceppato. 
Il tempo, l’oggetto che mai abbiamo potuto maneggiare, è nelle nostre mani, e come una fonte luminosa, fastidiosissima, non fa altro che mostrare il re nudo nella stanza.
E quel re siamo noi.
[Sono le 11 e 39 di domenica mattina].
Forse è sbagliato pensare che il modo di vivere questi tempi di un solo individuo, il suo paradigma, possa essere applicato come un’etichetta all’intera umanità.
Qualcuno potrebbe sentirsi offeso dall’affresco impietoso sulla natura umana – prima di tutto la mia – che ho dipinto con le parole di ieri sera.
Forse c’è chi, quel sogno nel cassetto, lo ha già archiviato da tempo, mettendosi l’anima in pace.
Chi ha fatto i conti con la propria natura ben prima che la pandemia avanzasse. 
Ma sarei felice se ci fosse almeno una persona che si riflette in questo stato di inadeguatezza alla vita in cui mi ritrovo intrappolato; dovuto non tanto alla constatazione che il virus, la paura che suscita, mi tiene legato inerme e pigro a una sedia, quanto a fare i conti, davvero, con il titanismo tra ciò che sono e ciò che mi sono illuso di poter essere se solo volessi.
Perché quando ti convinci che l’unica cosa per poterti migliorare, per poter fare, sia il tempo, ecco che quando il tempo ti piomba sorprendentemente addosso, scopri di non avere le idee abbastanza chiare per scrivere quel libro – e forse neppure il talento – che sei troppo pigro per perdere chili in un momento come questo, che il giapponese, per uno che non ha mai imparato bene neppure l’inglese, è una sciocchezza, che le tue poesie o i tuoi disegni o le foto degli interni che pubblichi sul secondo profilo Instagram anonimo sperando prima o poi ottengano attenzione, non interessano a nessuno perché mediocri e scadenti.
E allora è più facile buttarsi sul divano e scegliere una serie, aspettare passi tutto questo tempo, con la sua forza di metterci all’angolo, per poter tornare a pontificare sul nulla prima di addormentarci.
Cosa ne sarà delle nostre chimere quando tutto sarà finito?
Non ho una risposta.
Come recita l’aforisma: non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi.
Probabilmente sto davvero chiedendo troppo a me stesso, colpevolizzandomi, come ripetono gli esperti. 
O forse è solo la scusa che mi serve ora per non trovare una risposta, chiudere questo pezzo, e accendere una serie.

(Scritto di Daniele Biaggi, ricevuto da Andrea Giuliodori. Un Grazie a entrambi.)

mercoledì 8 aprile 2020

Ci vorrà tempo, tempo, tempo


Queste giornate, queste settimane di isolamento/quarantena hanno cambiato la mia percezione del Tempo. Non so ancora se per sempre o se sia stata solo una lezione passeggera, una cosa alla "ma ti ricordi quando". Lo scoprirò quando tutto tornerà "normale", e per normale intendo solo che si potrà stare senza mascherina e guanti.

domenica 22 marzo 2020

Non è come essere in guerra, via





















In guerra sono medici, infermieri, e tutti quelli che stanno combattendo col Coronavirus. Loro sì che stanno facendo una guerra.

giovedì 5 marzo 2020

Coronavirus Italia


Sarà un Marzo tristemente indimenticabile, questo. Scuole e locali pubblici chiusi, diffidenza paura e terrore/terrorismo sempre più diffuso. Spero che con la primavera il virus esaurisca il suo potere di contagio. Nel frattempo si tira avanti rimandando di settimana in settimana il ritorno a una quotidianità normale.

giovedì 28 febbraio 2019

Il mattino ha le canzoni in bocca



Quasi ogni giorno mi sveglio con una canzone, o una musica, che mi gira nella testa. Queste canzoni dicono molto di me, mi portano sempre a riflessioni sul perchè le ho “covate” nell’inconscio del sonno notturno, sul loro significato implicito (la mia vita) ed esplicito (le parole che dicono).
Ieri mattina mi sono svegliato canticchiando una sommessa versione di Heroes di Bowie. 
Stamattina è stata la volta di I still haven’t found, in versione gospel. Questa è una canzone con cui mi sono spesso svegliato, nella mia vita. 
Altre ricorrenti sono Where the streets have no name, Sunday morning e Everyday is like Sunday (la domenica, ovviamente), My favourite things, Ticket to ride, These important years...

giovedì 25 ottobre 2018

Dischi energizzanti


Dischi ricostituenti. Certi giorni sono necessari. Come fa bene anche ricordare il loro concerto al Macchia Nera di Pisa nel 1990, il secolo scorso.
Ero un'altra persona, forse. O forse no.

mercoledì 24 ottobre 2018

Sentirsi stanchi



A volte si è così stanchi che si ha paura a chiudere gli occhi velati.
Forse non è Stanchezza, ma Vecchiaia, la stanchezza che non passa riposando. Ma tanto non ti riposi mai, perchè ti sembra di sprecare il poco tempo che hai ancora.
out here
I can barely see my breath
surrounded by
jealousy and death
I can't be reached
I've only had one call
dragged underneath
separate from you all
this time
I've lost my own return
in spite of
everything I've learned
I hid my tracks
spit out all my air
slipped into cracks
stripped of all my cares
I'm so tired
sheep are counting me
no more struggle
no more energy
no more patient
you can write that down
it's all too crazy
I'm not sticking 'round

lunedì 27 agosto 2018

La coppia ai tempi dei social


Per quanto grottesco e tragicomico, questo video non è tanto lontano dal vero. La mia preoccupazione maggiore è verso le nuove generazioni under 20, che l'esperienza e l'educazione sentimentale la vivono con lo smartphone in mano, e senza connessione (e Google) sono perduti anche culturalmente.
Ma forse sono solo un vecchio sorpassato e incapace di capire la piega che hanno preso la società e i rapporti umani.

lunedì 18 giugno 2018

Fatti, non parole



Non vedrete (nè qui, nè tantomeno su Facebook, dove mi attengo solo a tematiche relative alla mia professione) dei miei post di indignazione sul nuovo governo nè sarcasmi o insulti verso i politici del momento. Penso che non servano a niente, se non forse a perpetuare la propria vetrina virtuale, a farci sentire "migliori", più intelligenti, brillanti, tolleranti e umani. Penso che servano di più i gesti concreti, soprattutto nella quotidianità, non solo negli eventi occasionali. Se non andiamo neanche a votare il meno peggio (tanto sono tutti uguali: hai visto come sono tutti uguali?), se non siamo delle persone perbene (e intendo oneste e civili), se non insegniamo/trasmettiamo certi valori ai nostri figli e alle persone che ci circondano, se non facciamo tutto quello che possiamo per aiutare il prossimo in difficoltà (vedi i miei amici che distribuiscono pasti ai senzatetto, per esempio), se non reagiamo (gentilmente) ai mugugni al bar o sugli autobus, ...beh, allora non dobbiamo lamentarci sui social (che tra l'altro sono stati il terreno della vittoria dei populisti/fascisti), perchè così facendo non abbiamo fatto, nè stiamo facendo, niente di concreto per contrastare l'avanzata di un mondo sempre più cinico e crudele, spietato coi deboli, deferente con ricchi e potenti.
Facebook ci ha dato subdolamente la piacevole illusione di poter dire la nostra, quasi la sensazione di "fare politica". E invece i nostri post sono lacrime nella pioggia, o pisciatine nell'oceano.

giovedì 26 aprile 2018

Un giorno dopo l'altro


"Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto è come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
quell'avvenire che avevano sognato
ma i sogni sono ancora sogni
e l'avvenire è ormai quasi passato.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
e la speranza ormai è un'abitudine"

venerdì 23 febbraio 2018

La sveglia del mattino


Questa canzone mi risuona nella testa quasi tutti i giorni, da alcuni mesi: è la sveglia di mio figlio Alessandro (ora ha 21 anni)...Per un lungo periodo fu Where is my mind dei Pixies, sicuramente più inquietante come canzone, anche se questa recita
Arriva il mattino
quando riesco a sentire che
non è rimasto niente da cui nascondersi
mi muovo in una scena surreale
no, il mio cuore non sarà mai,
non sarà mai lontano da qui
sicuro come il fatto che sto respirando
sicuro come il mio essere triste
terrò questa saggezza nella mia carne
me ne vado da qui credendo più di prima
e c'è una ragione, una ragione per cui tornerò
mentre cammino per l'emisfero
ho il desiderio di sollevarmi e scomparire
sono stato ferito, sono stato guarito
adesso per atterrare, per atterrare sono stato liberato
sicuro come il fatto che sto respirando
sicuro come il mio essere triste
terrò questa saggezza nella mia carne
me ne vado da qui credendo più di prima
questo amore non ha un tetto


martedì 26 dicembre 2017

Cat power


























Da prima di Natale a dopo la Befana ho preso "in affido" la meravigliosa gatta (LILLA) che fu della Nonnina Luisa, e ora di mia suocera. Avevo già avuto gatti per la casa, e non devo ricorrere alla famosa poesia di Baudelaire per ricordarmi come questo animale misterioso e magico sappia infondere dolcezza, serenità e filosofia in un appartamento, sia affollato (di persone, pensieri e cose) sia semivuoto.
Spero di reincarnarmi in un gatto, se esiste la reincarnazione.

venerdì 3 novembre 2017

Leggere per vivere

Ogni tanto (non spesso) ci sono libri che mi entusiasmano e mi danno una grande carica in vari campi: intellettuale, lavorativo, sociale, personale. Se non fossimo nell'epoca del post-politico direi (come dice anche D'Avenia in questa bellissima recensione) che questo pamphlet è un manifesto rivoluzionario in senso politico, un manuale di sopravvivenza alla superficialità autistica dei social e del web, un metodo di miglioramento di noi stessi e del mondo che ci circonda attraverso l'esplorazione e la conoscenza non solo in campo letterario ma anche artistico, scientifico, e musicale.
Un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che hanno a che fare con la lettura e i libri (insegnanti, studenti, editori, librai, lettori, scrittori, operatori del settore). E anche chi legge un libro all'anno: magari si rende conto che leggere ci può salvare, anche da noi stessi.



giovedì 25 febbraio 2016

Desiderare cose impossibili



Qualche copywriter (o qualche guru) dice che NIENTE E' IMPOSSIBILE. Altri sostengono che gli obiettivi, se fossero raggiungibili, non sarebbero obiettivi, ma banali scalini. Altri ancora dicono che si accontenta gode sì, ma poco. E io mi chiedo se sia vitale o folle desiderare cose impossibili come
-essere meno stanchi, sentirsi e vedersi più in forma e in salute
-sorridere di più, per serenità e soddisfazione
-avere energie e tempo per le passioni
-essere contenti di quello che si è (stati) e che si ha
-sentirsi fortunati e grati al destino
-divertirsi, ridere, coltivare umorismo e ironia
-rendersi conto di essere felici.
Per tutta la vita desidererò queste "cose impossibili".