Visualizzazione post con etichetta Ramones. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ramones. Mostra tutti i post

venerdì 21 ottobre 2022

Non siate preoccupati per me

Nelle ultime settimane, da quando mi sono separato, ricevo molti messaggi di preoccupazione sul mio stato di salute mentale e fisica. NON VI DOVETE PREOCCUPARE: mangerò il panettone, e mi farò un monumento per essere sopravvissuto...a me stesso.
Comunque: grazie, di cuore. 

martedì 19 novembre 2019

Non è che me ne batto o belin


La maggior parte dei miei post sono di argomento musicale, o più generalmente artistico, e personale: me ne rendo conto. Questo non significa che me ne frego dei disastri e delle disgrazie che mi circondano, da vicino o da lontano: i guai fatti all'ambiente, i problemi economici, il lavoro che sparisce, il razzismo/fascismo che dilaga, il degrado culturale-umano-antropologico, il controllo sempre più sottile della nostra privacy...semplicemente non mi sento "in vena" di dire la mia su certi grandi argomenti. Le rare volte che l'ho fatto me ne sono spesso pentito. Quindi preferisco far parlare la musica e l'arte (come dice il disclaimer di questo blog), oppure parlare del mio piccolo mondo antico. Parlarne a me stesso, e ai quattro gatti che ancora vengono a leggermi (che ringrazio anche se, a differenza di Facebook, non posso sapere chi siano, se non lasciano commenti).

domenica 5 novembre 2017

Ti ricordi?

Sto registrando le parti vocali del mio tributo acustico agli Husker Du: buffo avere davanti a me nello studio di registrazione del grande Berna l'icona dei Ramones (tanto amati anche dagli Huskers), che furono il primo concerto della mia vita, e anche il mio primo amore musicale (ed ecco spiegato il mio disinteresse per la tecnica e i tecnicismi).
Il disco sarà molto "silenzioso", vuoto e lento: mi sto sforzando di svuotarlo di strumenti in modo che le canzoni rimangano nude nella loro bellezza spesso struggente (bellezza che originariamente era a volte nascosta dalla devastante distorsione della chitarra di Bob Mould e dalla velocità della batteria di Grant Hart). In pratica è solo voce e chitarra, come quello del 2009 sui Clash, solo che stavolta non ho registrato in presa diretta tutto (cosa che aveva creato un sacco di problemi nel missaggio).
Mi piacerebbe uscisse una cosa che si avvicini (lontanamente, umilmente) a questa stellare cover di Mark Kozelek Più probabilmente uscirà una cosa molto simile a questa. Sentiremo.
Rimane la malinconia della morte di Grant Hart: mi sarebbe piaciuto mandarglielo, il mio dischetto. Lo manderò solo al vecchio zio Bob, amen.


lunedì 28 novembre 2016

Non mi importa?



Noto che da qualche tempo il 95% dei miei post sono ad argomento musicale. Eppure ne sono successe e ne stanno succedendo di cose nel mondo: Donald Trump, la morte di Fidel Castro, l'apocalisse in Siria, il referendum sulla Costituzione (o meglio: su Renzi)...Non ne parlo non perchè non abbia niente da dire a riguardo (e ce ne avrei), ma perchè un po' non ne ho voglia e un po' non mi sento più libero di esporre le mie idee (soprattutto quelle politiche) sul web. La politica non si fa scrivendo improperi, anatemi e prediche su Facebook o Twitter: si fa ogni giorno in strada, sul lavoro, al supermercato, col prossimo, in famiglia, nella vera realtà di tutti i giorni. "La rivoluzione comincia davanti allo specchio", come dicevano i miei amati Husker Du.

Non sono qualunquista o ignorante: sono riservato :-)

giovedì 24 dicembre 2015

Merry Christmas (all you need is love)



Natale con i tuoi. E chi sono i tuoi? Sono le persone a cui hai voluto regalare qualcosa che gli faccia capire quanto e come li pensi, quanto e come gli vuoi bene. Non penso che il "regalo di natale" sia un rito consumistico fine a se stesso, soprattutto in tempi di economia misurata se non critica. Penso invece che sia una usanza bellissima, un gesto di amore. Perchè, come dicevano i quattro profeti, l'amore è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Buon Natale, cari miei.

domenica 22 novembre 2015

Chris Brokaw, Beautiful Loser


Memorabile concertino venerdì scorso di Chris Brokaw (ex Codeine e Come, collaboratore di Steve Wynn, Geoff Farina, Hugo Race et cetera) al Beautiful Loser di piazza Marsala. Qui potete vedere una sua recente esibizione (quella di venerdì è stata molto meglio). Approcciato per autografi e dischi, abbiamo fatto due belle chiacchiere sulle sue collaborazioni, e sul condiviso amore per i Ramones. "You can't deny the Ramones: they are like surf, they are forever", dopo la appassionata cover di Havana affair. 
Siamo anche arrivati alla conclusione che la musica rock deve essere/suonare "sick and dangerous", se no è morta. E poi sul mio disco dei Come del 92 dopo i ringraziamenti per il mio supporto e comprensione mi ha scritto STAY SICK!, haha.
A casa poi ho scoperto che siamo nati entrambi il primo agosto 64, coincidenze...

giovedì 22 gennaio 2015

Interrogativamente



Questioningly her eyes looked at me
And then she spoke: Aren't you someone I used to know
And weren't we lovers a long time ago?
Looked at her close, forced her into view
Yes, I said, you're a girl that I once may have knew
But I don't love you anymore
Why do you want to talk to me for?
You should have just let me walk by
Memories make us cry
In the morning, I'm at work at time
My boss he tells me that I'm doing fine
When I'm going home
Whiskey bottle, movie on TV
Memories make me cry
And I'm alone, just me
Just me, questioningly
But I don't love you anymore
Why do you want to talk to me for?
You should have just let me walk by
Memories make us cry
In the morning, I'm at work at time
My boss he tells me that I'm doing fine
Looked at her close, forced her into view
Yes, I said, you're a girl that I once may have knew
Questioningly her eyes looked at me
And then she spoke: Aren't you someone I used to know
And weren't we lovers a long time ago?

venerdì 25 maggio 2012

Joey Ramone - Going Nowhere Fast



Grande Joey, quanto mi manchi. Devo accattarmi il tuo disco postumo: se anche gli altri pezzi sono su questo livello...Thank you Joey, you have been so important to me.

mercoledì 9 dicembre 2009

Il mio primo concerto

Maledetti, nessuno che ci volesse venire. Milano, febbraio 1980: i Ramones! Il gruppo che aveva cambiato la mia vita per sempre, un torrido pomeriggio, in cameretta al mare. Alla radio solo disco music (era il 1976), nelle stradine del residence i mangiadischi mandavano solo musichette adatte a quel ballo (molto sexy, a ripensarci) in cui ci si prendeva delicatamente a culate (un saltino, una culata, un saltino, una culata). Dopo essermi sorbito la tristissima If I can't have you, giro la manopola e una specie di tornado mi entra nelle orecchie. Era il primo singolo dei Ramones, annunciato da Roberto di Radio Giovane (che aveva anche un negozietto dove mi fiondai in autunno a comprare i primi 45 giri dei Clash, dei Jam, e il longplaying dei Ramones). Ricordo il ritorno dal negozio brandendo quel discone come un trofeo, su per viale Trento, correndo e urlando "Hey ho let's go" insieme al mio amico punkettaro Geppi. E poi a casa a sfondarmi le orecchie nella cuffia di similpelle nera. Raramente sono stato più felice di quel giorno.

Ma al liceo classico di Biella i Ramones non piacevano a nessuno, che io sapessi. Si baloccavano coi cantautori, i Genesis, i Deep Purple, i Led Zeppelin, i Pink Floyd, insomma quei pachidermi di cartapecora. I Ramones non sapevano suonare molto bene, ma il bello era quello: ti davano la sensazione che anche tu potevi mettere su un gruppo ed esprimere la rabbia, la noia, il divertimento, insomma il rock'n'roll che ti pulsava nelle vene. Il primo LP dei Ramones aveva la chitarra su una cassa e il basso sull'altra: praticamente un metodo per imparare a suonare! Centinaia di brufolosi kids in tutto il mondo hanno cominciato così a suonare punk rock. Pare che anche Sid Vicious abbia iniziato così.

Ma tutto questo non toccava i miei compagni di liceo. Anzi: li schifava un po'. "Non sanno suonare, è solo rumore, sono demenziali, ma vuoi mettere".

E allora mi ero lanciato: avevo espresso ai miei questo mio grande desiderio, e mi portarono! Non lo sapevano, ma avrebbero cambiato la mia vita per sempre, facendomi diventare qualcosa/qualcuno che non avevano programmato, loro malgrado.

Biglietto comprato dal mio cugino milanese boy-scout, che me lo consegnò come se fosse un pezzo di carta igienica usato, guardandomi come se fossi un tossicodipendente.

I miei mi lasciarono all'ingresso del palazzetto, preoccupati e commossi come se partissi per il militare.

Mi sentivo un po' fuori luogo, col mio burberry alla Colombo: avevano TUTTI il chiodo, gli altri kids, pieni di spille con nomi di gruppi, anche se la più diffusa era quella con la scritta stampatello nera su sfondo bianco “FUCK OFF”. Mi accomunava a quei ragazzi la passione musicale, la rabbia e l’angoscia esistenziale, ma non avevo ancora trovato il coraggio di fare outing coi vestiti.

Entrai nel buio e freddo palasport come dentro a una caverna dell’inferno. Gli UK Subs stavano terminando il loro set di spalla con uno strano frastuono: avvicinandomi vidi che era in corso una specie di baseball-rock dove le mazze erano le chitarre e le palle erano le lattine di birra! Uno spettacolo indimenticabile. Peccato perché gli UK Subs non erano niente male (Another kind of blues sopra tutti), ma quella sera i kids volevano solo i Ramones, niente da fare.

“Ci-ao, siamo i Ramones!” sulle note di Morricone, e ci fu l’Avvento, con un che di minaccioso e apocalittico. Guardai il concerto a bocca aperta, paralizzato immobile in mezzo a un fiume di pogo. I Ramones avevano appena pubblicato il loro disco meno convincente, End of the century, dove addirittura comparivano (scandalo!) dei violini. Ma dal vivo anche quelle canzoni finirono amalgamate in un torrente di distorsione e velocità, come in It’s alive.

I miei mi aspettarono fuori dal palasport, ero sotto shock e con le orecchie che ronzavano. Passammo a salutare zii cattolici e cugini scout. Ci scambiammo sguardi di compassione e disprezzo reciproco.
Tornando a casa, nella notte gelida e buia, mio padre mise su i Pink Floyd, per fare un po’ il moderno, dicendo ogni tanto “Questa sì che è musica”. Non aveva tutti i torti: quella dei Pink Floyd era musica, ma quella dei Ramones era vita. Anzi, la mia vita, come la musica dei Ramones: veloce, distorta, confusa, frustrata, "alternativa", grezza, goffa, tecnicamente povera, aspirante al divertimento, disperata, ma col senso dell'umorismo.