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sabato 21 novembre 2020

Tutta un'altra musica



















Dopo secoli di limbo digitale finalmente ho rispolverato il giradischi del 1994: tutta un'altra musica! Sarà il fatto che la musica proviene da un supporto materiale concreto fisico tridimensionale, la puntina che si appoggia, il leggero sfrigolio, il piatto che gira, ma mi sembra un suono molto più "caldo" e "colorato", soprattutto coi dischi registrati per andare sul vinile, nell'era prima dei cd. Cambia anche lo stile e la tempistica dell'ascolto, della fruizione: non puoi skippare nervosamente da una canzone all'altra, a meno di stare in piedi davanti al giradischi ad ascoltare cosa esce da quei solchi.

Bentornati dischi da ascoltare per intero, una facciata alla volta, che ci costringete a riscoprire il valore del tempo lento, dell'assaporare le cose senza fretta e superficialità (un po' come fanno i libri).

lunedì 11 maggio 2020

domenica 11 novembre 2018

A che gioco giochiamo

Un libro (un saggio di storia, sociologia e anche antropologia) molto interessante e a suo modo utile per capire come eravamo, come siamo diventati e cosa diventeremo. Personalmente mi permetto di essere meno ottimista di Baricco sull'effetto che la tecnologia digitale ha avuto sull'umanità e soprattutto sul nostro essere umani: da quello che vedo e vivo, l'attuale umanità (intendo le persone) non è molto migliore di quella del 900, anche se avrebbe le possibilità e tantissimi strumenti (i tool) per diventarlo.

lunedì 27 agosto 2018

La coppia ai tempi dei social


Per quanto grottesco e tragicomico, questo video non è tanto lontano dal vero. La mia preoccupazione maggiore è verso le nuove generazioni under 20, che l'esperienza e l'educazione sentimentale la vivono con lo smartphone in mano, e senza connessione (e Google) sono perduti anche culturalmente.
Ma forse sono solo un vecchio sorpassato e incapace di capire la piega che hanno preso la società e i rapporti umani.

mercoledì 15 gennaio 2014

Disconnect


Certo che è un po' contraddittorio e faticoso pubblicare un post dopo la visione di Disconnect, film che mi è piaciuto tanto (una specie di America oggi ai tempi di internet, anche se il regista non vale Altman, certo) ma che mi ha anche causato una discreta angoscia, sia come padre, sia come internauta  "scottato" da esperienze deludenti quando non deleterie. Dopo questo film viene voglia di disconnettersi da internet, uscire da tutti i social, per paura di essere controllati (ma quale privacy!), sfruttati (delinquenti che si impadroniscono dei tuoi dati e soldi), danneggiati (da bufale, dicerie, falsità), umiliati (nei sentimenti che ci si illude di condividere on line). Eppure internet è anche un mezzo potenzialmente grandioso, bellissimo, di conoscenza (cultura e informazioni) e comunicazione (penso a chi ha amici e parenti lontanissimi). Una cosa è certa: è pericolosissimo affidare alla rete la comunicazione delle proprie confidenze e dei propri sentimenti, a meno di essere per nulla sinceri. Ma l'amicizia senza sincerità che amicizia è? Ci sono tantissime persone che su internet (soprattutto Facebook) SONO in un modo, e nella vita di tutti giorni sono tutt'altro: altre persone. Poi ci sono quelle che vivono in funzione della loro vita virtuale, gente che qualunque cosa fa o pensa la posta subito sul suo profilo-vetrina, testimonianza e prova avvalorante di esistenza.
E io, perchè pubblico al mondo queste mie riflessioni? Anche questo blog è una vetrina, una forma di autoconferma, una testimonianza? Mah, veramente volevo solo segnalare un bel film, che si chiude tra l'altro con Tornado di Jonsi dei Sigur Ros...No, non sono Blogger, Facebook, Twitter, Instagram, i (non)luoghi e i modi per vivere meglio e conoscere se stessi e gli altri.  

venerdì 5 marzo 2010

Reality sucks

E'ormai evidente che tutto e tutti si dissolvono, perdono il loro aspetto materiale, concreto, fisico (musica, libri, persone, cose). E mi dà un po' fastidio la retorica del "Ma vuoi mettere", il paragone con la cosiddetta realtà del secolo scorso, il contatto fisico, il mondo analogico tridimensionale. Io sono in un momento in cui ricevo più segnali positivi dal mondo immateriale, la cosiddetta realtà virtuale. Gli amici e le persone cambiano, si deteriorano, spariscono, sostituiti in ruolo da entità come i bloggers, i facebookers, i twitters, i myspacers...All'alba del 2010 devo ammettere che, a parte poche eccezioni come mia moglie e alcuni amici, ho feedback più belli e sinceri (ebbene sì) in questo ambito, probabilmente perchè è uno spazio libero, in cui si riesce spesso a essere sinceri e veri (a meno che si stia in rete per finta, per essere qualcosa/qualcun altro).
Mi dispiace solo di avere poco tempo materiale (appunto) per bazzicare blog etcetera, però volevo dire Grazie a tutti i miei amici virtuali (i miei lettori fissi del blog, per esempio), spesso più veri, sinceri e concreti delle persone in carne e ossa.
Restate sintonizzati, voi che lo siete, please.

domenica 24 gennaio 2010

Spariranno anche i libri?














Non posso negare una inquietudine sempre più ricorrente sul futuro del libro cartaceo, ovverossia il prodotto (o se preferite l'oggetto) su cui si basa il mio lavoro da 21 anni. Farà la fine dei dischi di vinile e dei cd, smaterializzati in mp3? Oppure, come dice Eco, è un oggetto perfetto e insostituibile, come per esempio la forchetta? Io non sarei così sicuro. Pensate poi alla comodità di avere concentrati tanti libri nello spazio di uno solo, e magari con la possibilità di interattività (musica di sottofondo e links, per esempio). C'è da dire che io lavoro da alcuni intensi mesi in un'azienda che fa del recupero/riciclaggio dei libri la sua missione e il suo business. Ma chi lavora solo con libri nuovi ha di che preoccuparsi. Vedremo quando uscirà il tablet-reader della Apple ("l'iPod dei libri").

Nel frattempo, buona lettura su carta, possibilmente usata, riciclata, economica. Ne riparleremo fra qualche anno.

mercoledì 6 gennaio 2010

La liberazione dei contatti


Moglie Natale mi ha portato un nuovo cellulare (ne avevo uno vecchissimo modello bomba a mano ormai moribondo: se no mica lo cambiavo). Ho dovuto così trasferire la rubrica di contatti dal vecchio al nuovo telefono, operando una selezione che è stata una decimazione, oltre che un piccolo psicodramma. Ho cancellato (non trasferito) ben 87 numeri: 87 persone e cose che non sento da un pezzo, o non sentirò più, o non mi servono più, che lascio sepolte nel vecchio cellulare. A qualcuno, prima di cancellarlo, ho mandato un messaggio tipo E' un sacco che non ti sento, come va? oppure, più sinceramente, Sto per cancellarti dalla mia rubrica: schiaccio Rimuovi o ci sentiremo in futuro? Illuso, ingenuo, spiritoso, antipatico.

87 fardelli inutili. Se mi sento più solo? Niente affatto, solo più leggero, e soprattutto più vero, sincero.

Questo accumulare contatti (alla Facebook) e oggetti inutili, come lo detesto. Se potessi (=se vivessi da solo) butterei il 40% delle cose (vestiti, oggetti, accessori, suppellettili) che ho in casa, stipate negli armadi, nei cassetti, in cantina, in macchina, sul lavoro. Butterei nel senso che regalerei o riciclerei, mica li butterei in mare o per strada (beh, qualcuno lo distruggerei volentieri, sinceramente, e invece no).

Però, che liberazione. Sarà davvero un anno NUOVO.

PS Qualcuno vuole il mio numero di cellulare, per caso? :O)