Io e Lee Ranaldo dopo la sua bellissima performance di giovedì scorso alla Claque. Domenica c'era Jon Spencer, stasera due bei concerti (punk allo Zapata, reggae al Pinelli): son finiti i tempi di quando si mugugnava "a Genova non c'è mai niente".
Cosa ho pensato, fatto, visto, sentito, messaggi nella bottiglia, notizie, curiosità, cose inutili e necessarie, il mio piccolo mondo antico, dal 2005 al 2022. E soprattutto tanta musica, come colonna sonora ma anche come espressione di ciò che non sapevo, non volevo e soprattutto non potevo scrivere. Dal 2023 mi trovate su Facebook (sono un boomer!) come FRANCESCO ZAIO.
Io e Lee Ranaldo dopo la sua bellissima performance di giovedì scorso alla Claque. Domenica c'era Jon Spencer, stasera due bei concerti (punk allo Zapata, reggae al Pinelli): son finiti i tempi di quando si mugugnava "a Genova non c'è mai niente".
Questa foto ha tanti significati importanti per me: il momento storico personale difficile, la dolorosa poesia che "zia" Thalia ha saputo tirare fuori dalla sua sopravvivenza all'autodistruzione, l'amico Giulio con cui ho condiviso tanti concerti memorabili (il primo fu negli anni 80 a Torino: i Church).
Oggi più che mai, la mia vita senza musica sarebbe un errore (cit. Nietzsche).
Come si evince dal mio faccione, mi piace molto, mi diverte e mi dà grande soddisfazione allestire nuove librerie Ubik in giro per l'Italia, conoscendo anche posti, culture e persone (simpaticissimo Francesco!): questa è Palestrina, a me tristemente nota perchè vi morì sul palco Mark Sandman dei fantastici Morphine nel 1999.
Quale sarà la prossima città a vedere un libraio con la maglietta degli Stooges?
Questa commovente riflessione della grande Lella Costa l'ho scoperta in seguito allo stato whatsapp della foto, commentato dal caro vecchio amico Stefano.
"Il giorno che ti metti a fare il conto di quante estati buone ti restano ancora, non degli anni che è una roba vaga e retorica, no, proprio le estati, la vera misura del tempo, e ti rendi conto che bene che vada saranno quante, una ventina, magari anche meno o forse chissà poi magari alla fine in tutto saranno anche di più, solo che per te contano appunto solo quelle buone, quelle in cui avranno ancora un senso il mare la luce lunga il vino fresco le cene all'aperto i vestiti leggeri i giri in bicicletta, e in quel preciso momento ti sembra di capire il senso della Vita e come bisognerebbe Viverla fin quando ce n'è."
IL SINDACATO DEL SOGNO prosegue con orgoglio la sua attività.
Se volete "tesserarvi" c'è PERSINO una pagina Facebook, @ilsindacatodelsogno.
Purtroppo Ringo è ancora molto riservato (ritrovato abbandonato in un bosco!), in compenso c'è Mimì che è irresistibilmente "invadente" ed egocentrica.
Una delle cose belle del mio 2021 sono sicuramente loro, i Lovecats della adorabile canzone dei Cure.
P.S. Matteo che definisce Mimì sua figlia fa un po' impressione e non mi fa ben sperare di diventare nonno entro breve...

Dovrebbe essere la tredicesima volta che vedo dal vivo Steve Wynn: da solo, coi Dream Syndicate, con Chris Cacavas, coi Gutterball, con Rodrigo D’Erasmo… È dagli anni ’90 che io e mia moglie cerchiamo di non perdercelo quando viene in Italia in zone non troppo lontane. Quest’anno è la volta del Raindogs di Savona, il 5 ottobre, e l’Ostaia da-U Neo a Genova anzi, chiedo scusa, Sestri Ponente il giorno successivo. Questa volta Steve è da solo con una chitarra acustica e quattro pedali-effetto.

Questa volta è soprattutto quella del ritorno alla dimensione dal vivo in 3D. Niente Zoom, Teams, dirette Facebook, Instagram, dopo tanti difficili mesi di isolamento, sgomento e paura. Wynn ha trasmesso questa gioia di “ritorno alla realtà” in entrambe le occasioni. A Savona addirittura ha fatto un doppio show (alle 20 e alle 22) per venire incontro ai convenuti rimasti fuori dal Raindogs. Il suo entusiasmo e la sua voglia di suonare sono stati contagiosi. Dopo il secondo show era quasi senza voce, ma “Non preoccupatevi, domani mi ritorna”.
È risaputo come Wynn ami intrattenersi dopo il concerto, commentando quest’ultimo o la musica in sala (a Savona i Grateful Dead, ad esempio) o il merchandising (personalmente mi sono accaparrato un meraviglioso cofanetto-libro con 3 cd dell’epoca del Sindacato di Out of The Grey che uscirà a gennaio). Per dire l’umiltà e la simpatia di questo gigante della musica rock americana degli ultimi 40 anni: un fan locale gli ha donato un cd con una versione in italiano di Boston; alla fine del concerto Wynn lo riavvicina e gli chiede “Com’è stata la mia versione di Boston stasera?”, lasciando il fan a bocca aperta, commosso.
I due concerti sono stati piuttosto diversi non tanto nella scaletta quanto nella strumentazione a disposizione: a Savona Steve ha suonato una bellissima Guild utilizzando spesso il loop-box ricevuto in regalo durante il lockdown, quindi versioni irrobustite da questo effetto. A Sestri Ponente la Guild non funzionava (problema di batteria scoperto la sera in albergo): Steve ha rimediato con la chitarra dell’Oste Fabio che gli ha prestato commosso la sua Eko simil-Ovation da strapazzo, che invece Wynn ha apprezzato molto anche perché gli ha salvato la serata (“It has saved my bacon” la frase usata). Di conseguenza il concerto di Sestri è stato più intimo, anche per le ridottissime dimensioni dell’Ostaia.
I brani eseguiti sono stati più o meno gli stessi nelle due serate (*), spaziando dagli albori di When You Smile, Halloween, Tell Me When It’s Over, passando per lo storico Lost Weekend con Dan Stuart di Baby We All Gotta Go Down e Song for the Dreamers, il pop mainstream di Tears Won’t Help e soprattutto la scintillante Tuesday, fino alle ultime prove psichedeliche di Glide e Black Light. L’epica Boston si è sentita solo a Savona, la straziante Follow me solo a Sestri (ho visto diversi lucciconi agli occhi spuntare nell’ombra).
Alle canzoni Wynn alterna veri e propri dialoghi, gentili e spiritosi col pubblico, parlando dei giorni del lockdown, dei concerti al Raji’s (che come l’Ostaia aveva il wc dietro al palco per cui il pubblico per andare in bagno saliva sul palco mentre i Dream Syndicate suonavano), ma soprattutto della sua gioia di esibirsi di nuovo davanti a un pubblico in carne e ossa. In entrambi i concerti alla fine Wynn invita il pubblico ad andargli a parlare (“Come over and let’s talk, ask me questions”).
Insomma due serate che difficilmente verranno dimenticate da chi ha potuto/voluto parteciparvi.

P.S. Mi rendo conto che ho dato per scontato che si sappia chi sia e cosa faccia Steve Wynn: per la sua storia rimando a wikipedia, per la sua musica posso usare la metafora di un Negroni (cocktail molto apprezzato da Wynn) le cui 3 parti sono Lou Reed, Neil Young e il punk-rock (mi riferiscono che a Torino Wynn ha detto che quando era giovane faceva punk-rock con una band chiamata Dream Syndicate…).
*Qui la scaletta di Savona e qui quella di Genova. Qui la recensione del precedente concerto genovese.
E chissà che col suo benestare non ne esca un disco intero: IL SINDACATO DEL SOGNO!
E se no, io sono contento anche solo di avere fatto il gesto.
Ne riparliamo settimana prossima.
Fine settimana prossima darò alla luce una cosina molto particolare.
Ci vediamo sotto al palco di Steve Wynn!
Se volete avere questa chicca prima che sparisca ditemelo subito al 393-8926475.
Al ritorno in continente da due settimane di "giro di boa" in Sardegna, mi rendo conto di come il mio cuore sia diviso (o spezzato) in tre parti:
1 nato ad Alessandria da genitori di Quargnento e Lu, nonni da sempre da quelle parti, le mie radici genealogiche sono in Piemonte, più precisamente Alessandria, Casale e dintorni. So parlare quel dialetto, che sentivo da mia nonna Rina, più o meno italianizzato ("Crompa due pavroni e quat tumatiche"). Primo terzo: alessandrino, piemontese, mandrogno, fate vobis.
2 dopo alcuni anni trascurabili a Parma, dalla quinta elementare alla prima ginnasio (Azuni) ho vissuto a Sassari: lì ho vissuto gli anni più spensierati e divertiti della mia vita, fra la greffa in viale Caprera, le estati Platamona (secondo pettine) e Stintino. Dove un po' commosso torno da decine di anni a chiedermi "Papà ma non potevi restare qui per sempre?"
3 dopo la triste parentesi di liceo Biellese (tre anni di depressione riempiti e forse salvati dalla passione per la musica rock, soprattutto punk), arrivò Genova, la grande città che poi tanto grande non è, anzi, non c'entra niente con Milano e Torino: ha una dimensione ancora umana (almeno prima dell'avvento dei social). Genovesi non si diventa mai, ma un terzo del mio cuore (o della mia anima) è qui, dove scrivo oggi.
Risultato? In Piemonte mi danno del Ligure, a Genova mi danno del mandrogno se non del padano, in Sardegna mi danno del continentale. Insomma: sempre fuori posto, fuori luogo. Fuori.
Però sono contento di saper essere felice in tre mondi così diversi. In fondo io sono fatto così: l'uomo che aveva il cuore diviso in tre parti, attaccate e indissolubili.