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domenica 22 maggio 2022

Al Salone del Libro 2022

Sempre interessante e stimolante andare al Salone del Libro di Torino. In questa foto Raf Valvola Scelsi delle mitiche edizioni Shake mi ha appena spiegato la differenza fra Controcultura e Sottocultura, due concetti un po' vaghi nei quali navigo da 40 anni, anche grazie ai suoi bellissimi libri.
Lunga vita!








mercoledì 20 aprile 2022

martedì 7 settembre 2021

Gli Anaïs in metropolitana

In questi giorni potrebbe capitarvi di vedermi negli schermi nelle metropolitane di Milano, Genova, Brescia e Roma...

martedì 27 luglio 2021

"This is the hour of lead"

Da tanto non posto niente, nè qui nè sul feisbuk "di lavoro". Non che non abbia cose da dire, o riflessioni da fare su cosa succede fuori e dentro di me (che poi: interessano a qualcuno queste mie riflessioni?): sono state lunghe settimane di lavoro faticoso, e conseguente stanchezza che ha annebbiato e addormentato la voglia di comunicare.

Ma venerdì prossimo salpo verso la "mia" Sardegna, dove ogni volta ricarico le pile della gioia di vivere. E probabilmente avrò più energie, tempo e voglia per scrivere due righe.

A presto!

venerdì 2 luglio 2021

Tu credevi, invece

Credevi di avere la luce accesa, e invece era solo un riflesso della luna, neanche del sole.

Credevi di fare bene, solo perchè sentivi/pensavi di fare del tuo meglio. E invece no, stavi facendo schifo.

Credevi di essere tranquillo, e invece dovresti avere paura.



venerdì 5 febbraio 2021

Si stava meglio prima?


 








"Quando un elemento mancante viene a galla senza l'ausilio di alcun supporto digitale, ognuno lo annuncia all'altro con lo sguardo perso in lontananza, l'aldilà di ciò che si sapeva un tempo e che è andato smarrito" (DeLillo, pag. 16).

Vivevamo/eravamo meglio quando non c'erano gli smartphone e i social? Forse sì. La comunicazione e l'informazione erano molto molto minori, ma di maggiore qualità. E lo stesso vale per le amicizie e i rapporti personali.

Ora che ci penso, la mia vita era molto più serena, prima del 2009, l'anno in cui mi comprai il primo smartphone e feci l'ingresso nel mondo dei social (non considero il blog un social), scivolando velocemente nelle sue sabbie mobili.

Fu anche l'anno in cui dopo 15 anni cambiai datore di lavoro, commettendo uno dei più grossi errori della mia vita, ma questo è un altro discorso.

venerdì 10 luglio 2020

Segnali d'allarme



Bellissimo questo spettacolo, visto anzi vissuto stasera in realtà virtuale (ebbene sì). Un'esperienza memorabile. In speranzosa attesa di tornare quanto prima a vedere spettacoli in carne e ossa.

lunedì 25 maggio 2020

Il treno per domani



Dall'inverno della fase 1 all'estate della fase 2, eccoci, tutti un po' destabilizzati, sbalestrati, avviliti, depressi, angosciati, furiosi. Sicuramente provati, ma temo non migliorati, da questo test.

Non ce la dimenticheremo questa primavera Kafkiana, anzi Dickiana.

Si vive un giorno dopo l'altro, sperando di poter tornare quanto prima ad avere dei rapporti umani-personali meno impauriti e preoccupati.


domenica 4 agosto 2019

Le parole sono importanti



Uno dei miei filmoni dell'anno, sia per la storia (vera), sia per i "contenuti", sia per le emozioni che trasmette, sia per la pazzesca prova d'attore di Sean Penn.

Visto ieri sera all'aperto, nella cornice di Palazzo Ducale (viva il cinema all'aperto d'estate!), età media degli spettatori 60 anni. Ahimè, in quel target lì sono, che mi piaccia o no.

domenica 20 gennaio 2019

Lettere anonime a me stesso



Three inches above the floor
Man in a box wants to burn my soul
And I'm tired, and I'm tired.
Is that the truth he says
The pain is easy
Too many words, too many words
And I can hear 'em
If you're hearing screams
Come back child, come back
My hands are dry
But I know they're gonna make it
Just one more night
Too many words, too many words

Vedo che scrivo sempre meno parole, su questo vecchio blog, e lascio spazio a canzoni e musiche che sostituiscono le parole che vorrei dire e che non so o non voglio scrivere. Perchè anche se le scrivessi, chi le leggerebbe? In fondo questi post cosa sono se non lettere anonime a me stesso?

mercoledì 5 dicembre 2018

Troppe parole (e le sento)



Three inches above the floor

Man in a box wants to burn my soul

And I'm tired, and I'm tired.

Is that the truth he says

The pain is easy

Too many words, too many words


And I can hear 'em


If you're hearing screams

Come back child, come back

My hands are dry

But I know they're gonna make it

Just one more night

Too many words, too many words

lunedì 27 agosto 2018

La coppia ai tempi dei social


Per quanto grottesco e tragicomico, questo video non è tanto lontano dal vero. La mia preoccupazione maggiore è verso le nuove generazioni under 20, che l'esperienza e l'educazione sentimentale la vivono con lo smartphone in mano, e senza connessione (e Google) sono perduti anche culturalmente.
Ma forse sono solo un vecchio sorpassato e incapace di capire la piega che hanno preso la società e i rapporti umani.

giovedì 21 giugno 2018

Tutto è dentro me



A volte certe canzoni ti tornano in testa senza che le cerchi, senza che le vuoi neanche risentire. Perchè a volte dicono verità dolorose, oppure fanno male, riportano a galla brutti ricordi, o riflessioni sanguinose.
Io, soprattutto in campo musicale-creativo, spesso mi sono sentito dare dell'autistico, del solipsistico, del chiuso, dell'ermetico, del morto.
Questa canzone di 20 anni fa, riafforata oggi, è un pugno nello stomaco, per quanto al rallentatore.

Non esiste alba abbastanza chiara
non esiste notte abbastanza scura
non esiste luce che possa illuminarmi
non esiste sguardo che possa ferirmi
tutto è dentro me
tutto è dentro me...
e non esiste amore abbastanza grande
non esiste giorno abbastanza lungo
non esiste nulla che possa interessarmi
non esiste nulla, no
perché tutto è dentro me
tutto è dentro me
tutto è dentro me...
non esiste cibo che possa sfamarmi
non esiste amore abbastanza grande
ma quando io ti guardo
tutto quanto cambia
quando io ti guardo
il tempo si ferma
tu sei dentro me

lunedì 18 giugno 2018

Fatti, non parole



Non vedrete (nè qui, nè tantomeno su Facebook, dove mi attengo solo a tematiche relative alla mia professione) dei miei post di indignazione sul nuovo governo nè sarcasmi o insulti verso i politici del momento. Penso che non servano a niente, se non forse a perpetuare la propria vetrina virtuale, a farci sentire "migliori", più intelligenti, brillanti, tolleranti e umani. Penso che servano di più i gesti concreti, soprattutto nella quotidianità, non solo negli eventi occasionali. Se non andiamo neanche a votare il meno peggio (tanto sono tutti uguali: hai visto come sono tutti uguali?), se non siamo delle persone perbene (e intendo oneste e civili), se non insegniamo/trasmettiamo certi valori ai nostri figli e alle persone che ci circondano, se non facciamo tutto quello che possiamo per aiutare il prossimo in difficoltà (vedi i miei amici che distribuiscono pasti ai senzatetto, per esempio), se non reagiamo (gentilmente) ai mugugni al bar o sugli autobus, ...beh, allora non dobbiamo lamentarci sui social (che tra l'altro sono stati il terreno della vittoria dei populisti/fascisti), perchè così facendo non abbiamo fatto, nè stiamo facendo, niente di concreto per contrastare l'avanzata di un mondo sempre più cinico e crudele, spietato coi deboli, deferente con ricchi e potenti.
Facebook ci ha dato subdolamente la piacevole illusione di poter dire la nostra, quasi la sensazione di "fare politica". E invece i nostri post sono lacrime nella pioggia, o pisciatine nell'oceano.

venerdì 13 aprile 2018

Le domandone



Dopo i 50 anni siamo in diritto di chiederci quanto tempo ed energie abbiamo impiegato per piacere agli altri, ai nostri cari, ma non solo: al mondo intero.

Poi viene il momento di chiedersi: ma io, io, mi piaccio? O solo mi sono comportato nel modo migliore per piacere (compiacere) agli altri, per quanto bene mi vogliano, o mi abbiano voluto. Ma io piaccio a me stesso? Ho il diritto, se non il dovere, di piacere in primis a me stesso, e fanculo tutti gli altri?

"La rivoluzione comincia a casa: preferibilmente davanti allo specchio del bagno" (dicevano gli Husker Du).

Domandone.


martedì 20 marzo 2018

Mi dissocial



Non è pazzesco, surreale? Hai centinaia di "amici" sui social, e ti senti sempre più solo e incompreso! Com'è possibile? Possibile che la tua autostima si basi su like, visualizzazioni, commenti e condivisioni? Possibile che tu ti senta in grado e in diritto di giudicare e sentenziare, in maniera arguta e "catchy", dall'alto del tuo smartphone o della tua tastiera, senza un minimo di autoironia e autocritica?

Non essere sui social nel 2018 è quasi una forma di clandestinità, ormai. Così indispensabili a livello professionale-commerciale, ma anche così deleteri psicologicamente, socialmente (appunto) e umanamente, oserei dire.

E questo blog, è un social? Mah, non direi. Per me ormai è quasi un'agenda, un block-notes, una raccolta di appunti, senza obiettivi di "piacere", "essere commentato" o "essere condiviso".
Giusto per lasciare qualche traccia, di questi anni che passano sempre più in fretta.

sabato 9 dicembre 2017

L'inquietante bellezza di Gomorra



Sono un fan della serie tv Gomorra, tanto da guardarmi anche le repliche, se mi capitano. Tutto il mondo si è accorto che è un "prodotto" di alta qualità cinematografica. Quello che mi inquieta è quando mi affeziono, faccio il tifo per un personaggio, ossia quando ravvedo umanità in un personaggio orribilmente disumano. C'è da dire che appena simpatizzi per un personaggio questo (grazie agli sceneggiatori) subito si rivela così mostruoso e odioso che ti viene il voltastomaco. Gomorra è un incubo, una moderna tragedia greca, solo che il Bene non esiste, e non c'è nessuna Catarsi.
Questo "fascino del male" ha creato numerose polemiche che si sono sommate alla cattiva immagine che Gomorra darebbe di Napoli (anche perchè la serie si ispira a fatti realmente accaduti). Bisognerebbe che i Napoletani imparassero a far conoscere nel mondo non solo Gomorra, ma anche il buono e il bello che la loro città sa esprimere.
Come sempre, come tutto: è solo questione di comunicazione e marketing.

lunedì 11 settembre 2017

Narcisocialismo

Molto, molto interessante questo saggio di 144 pagine fitte di rimandi (Barthes, il mito di Narciso, Freud) e dati concreti (a volte inquietanti) sulla comunicazione della propria identità sociale ai tempi di Instagram e Facebook. Più che Selfie io lo avrei intitolato Narcisocial, perchè il selfie è solo uno strumento fra i molti usati/abusati nel mondo dell' interrealtà (i social media). Un libro che dovrebbero leggere (ma non lo faranno mai) anche i ragazzi, non solo gli adulti genitori, per essere consapevoli dei possibili rischi che si corrono rendendo pubblico il proprio privato.
Un saluto e un ringraziamento a Elena della bella Libreria della Torre a Chieri, dove sono "inciampato" in questo libro: è proprio vero che spesso sono i libri a trovare noi, e non viceversa.