Io e Lee Ranaldo dopo la sua bellissima performance di giovedì scorso alla Claque. Domenica c'era Jon Spencer, stasera due bei concerti (punk allo Zapata, reggae al Pinelli): son finiti i tempi di quando si mugugnava "a Genova non c'è mai niente".
Cosa ho pensato, fatto, visto, sentito, messaggi nella bottiglia, notizie, curiosità, cose inutili e necessarie, il mio piccolo mondo antico, dal 2005 al 2022. E soprattutto tanta musica, come colonna sonora ma anche come espressione di ciò che non sapevo, non volevo e soprattutto non potevo scrivere. Dal 2023 mi trovate su Facebook (sono un boomer!) come FRANCESCO ZAIO.
Io e Lee Ranaldo dopo la sua bellissima performance di giovedì scorso alla Claque. Domenica c'era Jon Spencer, stasera due bei concerti (punk allo Zapata, reggae al Pinelli): son finiti i tempi di quando si mugugnava "a Genova non c'è mai niente".
Questa foto ha tanti significati importanti per me: il momento storico personale difficile, la dolorosa poesia che "zia" Thalia ha saputo tirare fuori dalla sua sopravvivenza all'autodistruzione, l'amico Giulio con cui ho condiviso tanti concerti memorabili (il primo fu negli anni 80 a Torino: i Church).
Oggi più che mai, la mia vita senza musica sarebbe un errore (cit. Nietzsche).

Thurston Moore dei Sonic Youth che fa da spalla a Manuel Agnelli degli Afterhours mi ha fatto tornare coi ricordi al 1991 quando i Ramones fecero da spalla ai Litfiba a LAS PEZIA (scrissero così nel manifesto, e da quel giorno Manges e Peawees si fregiarono del titolo di Las Pezia Rockers). E’ un dato di fatto però che solo il 10% del pubblico sia venuto al Porto Antico per sentire il mago della (passata) Gioventù Sonica, quindi ubi maior.
Forse in previsione dell’età media del pubblico questa sera al Balena Festival ci sono le sedie davanti al palco, anche se sono state abbandonate per il concerto del Manuelone nazionale. Il concerto di Thurston Moore invece meritava l’ascolto da seduti: a detta di molti uno dei concerti più belli visti a Genova negli ultimi anni. Moore sembra un sessantenne Shaggy di Scooby Doo, con la sua andatura dinoccolata (è altissimo) in braghette di jeans. Se ne fotte giustamente di look e show, perché a parlare e farci viaggiare sono le sue musiche, accompagnate da una band di livello altissimo (ci sono Debbie Googe dei My Bloody Valentine, non-so-se-mi-spiego, che usa una chitarra come basso, e James Sedwards, uno dei chitarristi più brillanti del panorama indie inglese). Perplesso dal passaggio dietro al palco di numerosi traghetti, Moore presenta Locomotives come una “anti-cruise song” Gran parte dei brani eseguiti vengono dal bellissimo By the Fire pubblicato nel 2020: Hashish e Cantaloupe hanno fatto luccicare gli occhi dei presenti cresciuti (in tutti i sensi) con Daydream Nation, Goo e Dirty. Suoni bellissimi, performance emozionante.
Anche i suoni e la performance di Manuel Agnelli sono stati di livello molto alto, superiore a molti dei concerti che gli ho visto fare con gli Afterhours. Impressionante soprattutto la potenza e la versatilità della voce. Ad accompagnare Agnelli in questa occasione ci sono i Little Pieces of Marmalade, sorprendente duo pestone chitarra e batteria scoperto a X Factor, la bravissima polistrumentista Beatrice Antolini (membro fisso della band di Vasco Rossi e cantautrice in proprio) e il bassista dei Negrita Giacomo Rossetti. Nessuno di loro ha fatto rimpiangere gli Afterhours, anzi hanno dato alle vecchie canzoni un piglio e un colore centrato e fresco.
Questa la scaletta: Pam pum pam, Signorina Mani Avanti (il nuovo singolo schiacciasassi, instant Afterhours classic), Veleno, Non si esce vivi dagli anni 80 (di cui Agnelli ha voluto ripetere il finale riuscito male), Male di miele, Varanasi baby, Bungee jumping, Non è per sempre, Ballata per la mia piccola iena, La profondità degli abissi (pluripremiata colonna sonora del film Diabolik), l’ostica Proci (con sfida al pianoforte con il maestrə Antolini), una struggente Padania, 1.9.9.6., Quello che non c’è, le fulminanti cavalcate punk di Dea e Lasciami leccare l’adrenalina, Voglio una pelle splendida, Bye bye Bombay (suonata alla Hendrix coi denti dal giovane frizzante chitarrista), per finire con una bellissima versione di Ci sono molti modi. “Torneremo a scorrere” ripete spesso questa canzone: speriamo, ce n’è bisogno.
Agnelli a dispetto delle malelingue è stato molto comunicativo e persino autoironico nell’introdurre i brani e nel rapportarsi al pubblico.
Due concerti che resteranno impressi nella memoria di molti genovesi, soprattutto Thurston Moore, che non capita tanto spesso da queste parti.
IL SINDACATO DEL SOGNO prosegue con orgoglio la sua attività.
Se volete "tesserarvi" c'è PERSINO una pagina Facebook, @ilsindacatodelsogno.
Ancora grazie a incadenza.it.
Il suo libro Sing backwards and weep (edizioni L'Officina di Hank, Genova) è al 90% il racconto delle disavventure e dei disastri umani passati nel nome dell'eroina, del crack, dello spaccio, e prima ancora dell'alcool (da giovanissimo Lanegan passò all'eroina per evitare i guai che combinava come alcolista, pensa te). Un vero inferno, raccontato senza romanticismo alcuno.
Lanegan è riuscito per miracolo (e con l'aiuto di Courtney Love e Duff McKagan dei Guns N' Roses) a sopravvivere alla sua foga autodistruttiva, perdendo però per strada tanti amici carissimi fra cui Layne Staley (Alice in Chains), Kurt Cobain, e il nostro comune idolo Jeffrey Lee Pierce (Gun Club). Le pagine in cui racconta di queste amicizie sono davvero toccanti.
Per il resto il continuo giro sulla giostra della tossicodipendenza dopo un po', come tutte le giostre, danno un po' di nausea...ma fanno venire voglia di riascoltare i molti bellissimi dischi che questo tormentatissimo artista è riuscito a produrre, nonostante se stesso.