Cosa ho pensato, fatto, visto, sentito, messaggi nella bottiglia, notizie, curiosità, cose inutili e necessarie, il mio piccolo mondo antico, dal 2005 al 2022. E soprattutto tanta musica, come colonna sonora ma anche come espressione di ciò che non sapevo, non volevo e soprattutto non potevo scrivere. Dal 2023 mi trovate su Facebook (sono un boomer!) come FRANCESCO ZAIO.
domenica 4 dicembre 2022
A volte le canzoni
martedì 1 novembre 2022
"Vedo la gente vincere"
Nella mia vita ho pianto solo tre volte a uno spettacolo "teatrale": lo feci per Carmelo Bene, poi per Mariangela Melato insieme a Gaber, domenica l'ho fatto per il mio vecchio amico Gianni Miraglia. La sua "stand down comedy" di domenica, in una location fantastica, a picco sul mare, mi ha preso il cuore in mano.
Fantastico anche il supporto sonoro di Geppi Cuscito dei Casinò Royale.
Grazie Gianni: hai toccato delle corde (non solo a me) che avevamo messo in cantina, se non nella spazzatura.
Non perdetevi il suo "spettacolo" a Milano il 28 all'Arci Bellezza.
mercoledì 5 ottobre 2022
Come as you are
Questa foto ha tanti significati importanti per me: il momento storico personale difficile, la dolorosa poesia che "zia" Thalia ha saputo tirare fuori dalla sua sopravvivenza all'autodistruzione, l'amico Giulio con cui ho condiviso tanti concerti memorabili (il primo fu negli anni 80 a Torino: i Church).
Oggi più che mai, la mia vita senza musica sarebbe un errore (cit. Nietzsche).
venerdì 10 giugno 2022
L 'esperimento del Dr. K
mercoledì 20 aprile 2022
sabato 27 marzo 2021
venerdì 19 marzo 2021
Radio Days "Lose Control" (Official Video)
venerdì 25 dicembre 2020
lunedì 21 dicembre 2020
Sembrano passati quattro anni
Non mi resta che sperare nel Dicembre 2021. E sperare anche che ci ricorderemo tutti questa fame di umanità 3D, questa nostalgia di cose a cui non davamo granchè valore, valore che abbiamo scoperto quando il Covid ce le ha negate.
Al prossimo Joe Strummer Day allora. Quello di quest'anno maledetto lo passeremo lost in a supermarket.
sabato 11 luglio 2020
Croce e delizia
A costo di risultare patetico, goffo, rincoglionito, ossessivo, inutile et cetera, ancora non mi rassegno ad "appendere la chitarra al chiodo", lasciar perdere, smetterla di impiegare tempo ed energie nella MIA musica.
Questa foto è stata fatta da Vera Vittoria Rossa prima di entrare nella nostra sala prove a Voltri: stiamo preparando la resa (rendition, si direbbe) dal vivo dei pezzi del disco in uscita, quello ormai leggendario con le poesie di Emily Dickinson usate come parole delle mie canzoni. Sperando in autunno ci sia la possibilità di suonare di nuovo dal vivo, per quanto debitamente in sicurezza.
sabato 4 luglio 2020
Ricominciare
anche dalla Musica, quella vissuta, fatta e suonata in prima persona. Abbiamo ricominciato a provare la resa dal vivo dell'ormai leggendario disco su Emily Dickinson che stava per uscire prima della "panichendemia", e a questo punto uscirà in autunno, sempre che non ci sia davvero un ritorno di fiamma del virus maledetto.
Mai come in questi mesi la musica è stata così importante, per me.
lunedì 23 marzo 2020
Bisogno di contatto
"Tu significhi il mondo, il mondo vero per me
per cui guardarti andare via è come
guardare un film al rallentatore
Tutto quello che tocco diventa polvere
e chiunque a cui mi rivolgo mi si rivolta contro
Strano il modo in cui accettiamo tutto, vivendo insieme
Strano il modo in cui ci autodistruggiamo, morendo insieme
Tutta la bellezza viene data per scontata
Tutto il dolore si frappone nella nostra strada
Il contatto è il punto, ne ho bisogno
Contatto te, perchè ho bisogno di te
Tu mi tiri fuori da me stesso
Tu puoi prendere quello che vuoi da me
perchè ti conosco, mi odi quando sono pazzo
è un lato dell'amore che non hai mai voluto vedere
Il contatto è il punto, ne ho bisogno
Contatto te, perchè ho bisogno di te"
domenica 22 dicembre 2019
sabato 21 dicembre 2019
venerdì 20 dicembre 2019
domenica 8 dicembre 2019
Perugina calling
Questa volta voglio coinvolgere diversi amici che contribuiranno a impreziosire le mie scarne cover voce+chitarra. Già opzionati Guido Ferrero, Massimo Sardi, Attilio Zinnari, altri arriveranno.
Seguiranno aggiornamenti.
lunedì 22 luglio 2019
domenica 21 luglio 2019
"Il cuore corre in gola"
Franco Zaio - Those important years
"Those important years" di Franco Zaio è uno dei dischi più belli che abbia ascoltato quest'anno. E non me ne importa niente che si tratti un album di cover suonato da un mio amico fraterno, in cui canta (in due pezzi) una carissima amica come Francesca Pongiluppi e che sia stato registrato da un altro super amico come Berna. Non è colpa mia se conosco gente speciale, che fa cose bellissime. Ciò che conta è che ascoltando queste 14 rivisitazioni acustiche di altrettante canzoni degli Husker Du - e cioè IL GRUPPO - la pelle d'oca sale veloce lungo le braccia e il cuore corre in gola come una macchina impazzita. E' davvero difficile capire se le emozioni fortissime che questo disco è capace di sprigionare sin dal suo primo pezzo (la maestosa "Standing in the rain") siano frutto dell'intesa interpretazione di Franco o siano la naturale conseguenza del fatto che gli Husker Du, in meno di dieci anni di vita artistica, siano stati capaci di scrivere una miriade di pezzi incredibili. Forse, come banalmente si dice in questi casi, sono vere entrambe le cose. Anche se la chiave di volta del disco è innegabilmente la voce di Zaio, più vicina alla dolcezza di Hart che all'irruenza di Mould, ma comunque lontanissima da qualsiasi maldestro tentativo di imitazione. "Those important years" è un tributo suonato - e soprattutto cantato - col cuore, da un ragazzo di 50 anni a cui "Warehouse" e "Zen Arcade" hanno letteralmente cambiato la vita. E infatti la scaletta pesca a piene mani da questi due dischi, ma anche da "New day rising" (con tanto di omaggio in copertina), "Flip your Wig" e "Candy apple gray": insomma gli Husker Du più melodici ed eccitanti, quelli del periodo di mezzo e del glorioso epilogo su major. Ma anche quelli capaci di erigere un muro di suono denso e psichedelico, che nella versione di Franco Zaio torna, invece, alle origini scheletriche voce-e-chitarra, senza perdere un briciolo di magia. Anzi, ascoltando "Those important years" si capisce benissimo come molte di questa canzoni siano nate, probabilmente, in questo modo: con Bob e Grant che imbracciavano la loro sei corde e, dopo aver bevuto un paio di lattine di birra del discount, buttavano giù una melodia e tre accordi sghembi (Norton intanto si lisciava i baffi a manubrio e si preparava un hamburger). Certo, nel disco ci sono anche arrangiamenti più complessi come in "Green eyes", dove spunta la chitarra psych-folk di Matteo Bocci dei Fenomeni e in "Book about Ufos", uno dei pezzi più belli di questo tributo, trasformato in una sorta di gospel indù, con tanto di sitar, suonato in onore della dea Shiva appena atterrata da Marte. E poi ci sono "Pink turns to blue" e "She's a woman (and now he is a man)" cantante entrambe da Francesca Pongiluppi: la prima con una voce dolorosa e in stato di grazia e l'altra in duetto con Franco, in un crescendo potentissimo. E poi "These important years" - uno dei miei pezzi preferiti degli Huskers - suonata con meno irruenza rispetto all'originale, quasi come se si trattasse di un'amara constatazione del presente, più che di una celebrazione di ciò che è stato; e ancora: "Sorry somehow", altra paela assoluta dell'album, con la voce di Franco che insegue la chitarra o la furia disperata e sonica di "Something a learned today". A chiudere il disco un brano giudicato a torto minore di "Warehouse" come "Bed of nails", qui trasformato in una cavalcata noise sporca e disturbante, grazie alla metal machine guitar di Berna e alla voce distorta di Franco, pronta a intonare l'apocalisse. Che dire? Se siete fan del Husker Du spero vivamente che dopo appena due righe di questa stupida recensione abbiate spento il pc o il telefonino e siate usciti di casa per cercare di procurarvi questo album bellissimo. Tutti gli altri, e cioè coloro che non sanno minimamente chi siano Mould, Hart e Norton, si vergognino e chiedano umilmente scusa.
Grazie Diego, hai "colto lo spirito" del disco.
Disco reperibile preso il sottoscritto, oppure Disco Club Genova, in via San Vincenzo.
domenica 20 gennaio 2019
Lettere anonime a me stesso
Three inches above the floor
Man in a box wants to burn my soul
And I'm tired, and I'm tired.
Is that the truth he says
The pain is easy
Too many words, too many words
And I can hear 'em
If you're hearing screams
Come back child, come back
My hands are dry
But I know they're gonna make it
Just one more night
Too many words, too many words
Vedo che scrivo sempre meno parole, su questo vecchio blog, e lascio spazio a canzoni e musiche che sostituiscono le parole che vorrei dire e che non so o non voglio scrivere. Perchè anche se le scrivessi, chi le leggerebbe? In fondo questi post cosa sono se non lettere anonime a me stesso?
martedì 20 marzo 2018
Mi dissocial
Non è pazzesco, surreale? Hai centinaia di "amici" sui social, e ti senti sempre più solo e incompreso! Com'è possibile? Possibile che la tua autostima si basi su like, visualizzazioni, commenti e condivisioni? Possibile che tu ti senta in grado e in diritto di giudicare e sentenziare, in maniera arguta e "catchy", dall'alto del tuo smartphone o della tua tastiera, senza un minimo di autoironia e autocritica?
Non essere sui social nel 2018 è quasi una forma di clandestinità, ormai. Così indispensabili a livello professionale-commerciale, ma anche così deleteri psicologicamente, socialmente (appunto) e umanamente, oserei dire.
E questo blog, è un social? Mah, non direi. Per me ormai è quasi un'agenda, un block-notes, una raccolta di appunti, senza obiettivi di "piacere", "essere commentato" o "essere condiviso".
Giusto per lasciare qualche traccia, di questi anni che passano sempre più in fretta.
















