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sabato 8 gennaio 2022

L'uomo senza agonismo

Macchè perdenti/vincenti, sconfitti/vincitori. Mai capito, mai vissuto la vita come una competizione, una gara, una corsa. Non mi interessa essere più bravo, più felice, più ricco, migliore di nessuno, in nessun campo. Anche per questo non ho mai fatto sport. Mi sono sempre sottratto o ritirato da ogni competizione: diranno che mi sottraggo al confronto e al conflitto. Ebbene sì: l'unica cosa con cui mi voglio confrontare (e spesso me lo dimentico) è lo specchio, l'unica persona che voglio sopravanzare, a cui voglio dimostrarmi migliore, si chiama Io.

domenica 19 giugno 2016

Game 7 tonight



Stanotte alle 2 storica gara 7 delle Finals NBA. Personalmente tifo LeBron James, piuttosto che Curry, che per quanto geniale e mostruoso non ha il carattere e il passato di LeBron.

Ho scoperto il basket e di conseguenza l'NBA (soprattutto se commentata dal mito Flavio Tranquillo) grazie ai miei figli, che lo praticano dalla prima elementare. Penso sia uno sport fantastico, completo e anche educativo/formativo (sono certo che ha avuto una grossa influenza positiva sulla crescita personale e l'educazione dei miei ragazzi).

Se in Italia ci fosse meno aspiranti calciatori e più basket sono sicuro che la nostra società sarebbe molto migliore.

giovedì 3 dicembre 2015

La lettera di Kobe Bryant



Lo ammetto: mi sono commosso nel leggere la lettera di addio, anzi di amore, al basket di Kobe Bryant, personaggio che tanto ha fatto amare il basket ai miei due figli. E ho capito una volta di più quanto la passione per lo Sport possa essere benefica e salvifica.

Caro basket, 
dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre 
e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum 
ho saputo che una cosa era reale:
mi ero innamorato di te.
Un amore così profondo che ti ho dato tutto 
dalla mia mente al mio corpo 
dal mio spirito alla mia anima.
Da bambino di 6 anni 
profondamente innamorato di te 
non ho mai visto la fine del tunnel. 
Vedevo solo me stesso 
correre fuori da uno.
E quindi ho corso. 
Ho corso su e giù per ogni parquet 
dietro ad ogni palla persa per te. 
Hai chiesto il mio impegno 
ti ho dato il mio cuore 
perché c’era tanto altro dietro.
Ho giocato nonostante il sudore e il dolore 
non per vincere una sfida 
ma perché TU mi avevi chiamato. 
Ho fatto tutto per TE 
perché è quello che fai 
quando qualcuno ti fa sentire vivo 
come tu mi hai fatto sentire.

Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere un Laker 
e per questo ti amerò per sempre. 
Ma non posso amarti più con la stessa ossessione. 
Questa stagione è tutto quello che mi resta. 
Il mio cuore può sopportare la battaglia 
la mia mente può gestire la fatica 
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.
E va bene. 
Sono pronto a lasciarti andare. 
E voglio che tu lo sappia 
così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme. 
I momenti buoni e quelli meno buoni.

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo. 
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò, 
che rimarrò per sempre quel bambino 
con i calzini arrotolati 
bidone della spazzatura nell’angolo 
5 secondi da giocare. 
Palla tra le mie mani. 
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,
Kobe

lunedì 1 aprile 2013

Obiettivo Autostima

Allora, risorti? Da domani a dieta? Da domani cambio di atteggiamento-approccio a Tutto? Beh, un primo passo sarebbe guardare gli altri e se stessi in maniera diversa, e reagire, anzichè incassare sempre: o costruirsi degli addominali di ferro o evitare i colpi e colpire a nostra volta. E sorridere: niente fa più impazzire chi ci vuol male del vederci sereni e sorridenti. Revenge! (Henry Rollins for president)


I think you got a low self opinion man
I see you standing all by yourself
Unable to express the pain of your distress
You withdraw deeper inside
You alienate yourself
And everybody else
They wonder what's on your mind
They got so tired of you
And your self ridicule
They wrote you off and left you behind
You sleep alone at night
You never wonder why
All this bitterness wells up inside you
You always victimize
So you can criticize yourself
And all those around you
The hatred you project
Does nothing to protect you
You leave yourself so exposed
You want to open up
When someone says
Lighten up
You find all your doors closed
Get yourself a break from self rejection
Try some introspection
And you just might find
It's not so bad and anyway
At the end of the day
All you have is yourself and your mind
The self hatred that blinds you
Binds you grinds you keeps you down
The world falls down around you
You build up walls around you
You wear disgust like a crown
If you could see the you that I see
When I see you seeing me
You'd see yourself so differently
Believe me
I know the self doubt that runs inside your mind
I know the self that treats you so unkind
If you could see the you that I see
When I see you
You would see things differently
I assure you


martedì 26 marzo 2013

Recupera, recupera, recupera

Ecco, io guardo questo filmato e mi commuovo. Mi illudo che Mennea non fosse dopato, che i suoi risultati fossero frutto solo del suo impegno costante, della sua volontà, della sua rabbia. E voglio condividere il suo impegno, la sua volontà, la sua rabbia. Voglio recuperare, alla faccia di voi tutti. E ce la farò, bastardi.

domenica 16 maggio 2010

Perchè tifo Sampdoria

Nel giorno atteso per 20 anni, ci tengo a spiegare il mio essere sampdoriano. E' dal 1989 che seguo la Samp, prima timidamente e poi sempre più convinto. Questa passione deriva da mia moglie e la sua famiglia, sampdoriani doc, e anche dal constatare l'acidità e la grettezza del tifo genoano, incazzoso e senza autoironia, dotato di un orgoglio che ha origini preistoriche, critico e minaccioso verso la squadra quando le cose vanno male, come se giocare nel Genoa fosse un onore particolare. Aggiungi che i genoani rivendicano l'esclusiva della genovesità, spesso scadendo nel leghista dando del terrone ai sampdoriani, e io sono un genovese adottivo.
Riassumendo, il Genoa è il passato di questa città, la Samp il futuro.
E oggi è stato un pomeriggio indimenticabile. Grazie ragazzi, il cielo è sempre più blu (cerchiato di blu)!

domenica 31 gennaio 2010

Esplodere o implodere

Allora: o riesco ad avere una certa leggerezza, un prendere le cose meno seriamente, col sorriso (non con sufficienza!) e un po' di fatalismo, o intraprendo un'attività sportiva che mi serva da valvola di sfogo (il sacco da pugilato sarebbe l'ideale). Certi giorni ho una carica di rabbia che sento/so che è velenosa (la famosa produzione di bile), se non sfogata o sublimata in qualche modo. Un po' sono paranoico, forse, un po' esagerato, forse pretendo troppo da me stesso e mi aspetto le cose sbagliate dagli altri. Troppe cose, troppe persone mi fanno incazzare, mi danno invisibili schiaffi e pugni nello stomaco. Dai figli ai politici, dalla casa al traffico in strada, 360 gradi di amarezze, scortesie, ingiustizie.
Sta di fatto che o cambio atteggiamento o trovo uno sfogo o mi inacidisco. Cattivo non lo sono e non lo sarò mai, ma certi giorni qualche urlo e due pugni (in faccia o a un punching-ball) ci vorrebbero proprio. O finisce che me li prescrive il medico, per non implodere.

domenica 22 febbraio 2009

Staccare la spina dopo il traguardo

Speriamo che quest'anno vada meglio il viaggio, rispetto all'anno scorso. Peio è il primo giro di boa dell'anno da quattro anni, un momento di bilancio, riflessione e soprattutto ricarica delle pile. Quest'anno poi è l'anno del Cambiamento (entro aprile potrò dire cosa mi succede!). Sono un po' meno stanco degli altri anni, ma pieno di pensieri su 15 anni di passato e su un futuro diverso che finalmente intravedo. Vediamo se riesco a staccare la spina davvero, e dedicarmi solo a famiglia, montagna, cibo, benessere, serenità. Senza incidenti e problemi tecnici so che ce la posso fare. I can be happy, for more than one day. Ho le mie buone ragioni, o almeno: adesso so riconoscerle, so di averle, le vedo (qualche tempo fa no: ero mentalmente astigmatico).

martedì 16 settembre 2008

Non corro più, io cammino


Ho smesso di correre, nel tempo libero: preferisco camminare, più o meno speditamente. Senza fretta, senza stress, senza record. Il gusto della passeggiata. Correndo, poi, non si può apprezzare quello che ti sta intorno. Non si "respira". Ho smesso in Sardegna a settembre, alla decima persona che incontravo in affanno cardiocircolatorio alle 7 del mattino, con iPod legato al braccio, sguardo nel vuoto, movimenti sospinti dalla musica (chissà quale, tra l'altro, certo non Satie nè Brian Eno, immagino). Il tutto in un posto incantevole in cui bastava ascoltare e guardare il mare (un posto così). E ho deciso di camminare, fermarmi, respirare profondamente, guardarmi intorno, a volte fare foto, a volte registrare sul cellulare una melodia. Stessi km percorsi (tra i 5 e i 7, lo dice il mio mitico contapassi), ma molto differenti i risultati. Forse anche questa è una forma di decrescita esistenziale ("Cuorre, cuorre, po te vene n'ictùs e cosa hai corso a fà": sentita a un semaforo a Sorrento).
Non ho detto che mi fermo, divento sedentario e semi-immobile, anzi. Una camminata continua, regolare e soprattutto il più possibile serena. Preferisco. Così non mi ferma più niente e nessuno. Chissà dove arrivo, sic. Non importa: l'importante è starci bene. O almeno non starci male.

venerdì 18 luglio 2008

Il mio (non più) piccolo campione

Mio figlio è andato a Fermo per una settimana con la sua squadra di basket a fare un bel torneo internazionale, e ha pure vinto! Grande! Già l'essere stato via di casa tutti quei giorni è stato un evento non da poco (il primo taglio al cordone ombelicale, ha 11 anni), ma l'aver addirittura vinto lo fa entrare nella mia leggenda :-). Gli ho sempre detto "L'importante è divertirsi, non vincere", e lui si è divertito e ha anche vinto, il massimo. Non mi ha considerato/sentito per una settimana, anche se aveva il cellulare, ma questo è un altro discorso (grr). Ho conservato il messaggio di inizio viaggio che gli ho mandato: Divertiti in maniera intelligente ossia senza imprudenze. Sii te stesso, non farti trascinare dalla maggioranza nè dalla minoranza. Fai in modo che sia una bella esperienza (che papà palloso, avrà pensato...). Chissà se lui lo ha conservato: a rileggerlo è quasi una dritta che vale per tutta la vita.
Per riconoscere nella foto mio figlio in quel gruppo di adolescenti felici ed esaltati trovate quello che ha una nuvola di ormoni che gli ronzano sulla testa come calabroni :-)) Meno male che si sfoga col basket, perchè è in una fase in cui Lisa Simpson si trasforma in Beavis and Butthead, ride, piange, salta, urla, polemizza continuamente...AIUTO! Eh già, siamo alla fine dell'innocenza, con Ale: devo passare alla manualistica sugli adolescenti e mettere a scaffale Comprendere il vostro bambino...Devo anche dare un'occhiata ai reparti "Terza età" (per me) e "Quarta età" (per mio padre), per fortuna c'è un libro per tutto e tutti.
Complimenti, figlio mio. E Forza Granarolo, forza G rosse. Siete tutti noi.

lunedì 25 febbraio 2008

Sciare, oh oh, cadere, no no no no


Non pubblico le foto di prova (sembro Fantozzi), ma lo giuro con orgoglio felice: HO SCIATO! E' troppo bello! Avevo già preso due lezioni l'anno scorso, altre due quest'anno, e poi via sulle piste con moglie e figli tutto il giorno, entusiasta e terrorizzato allo stesso tempo. Cosa mi sono perso in tutti questi anni! Mi sembrava troppo pericoloso e fighetto, come passatempo sportivo, e invece, a 43 anni suonati, ce l'ho fatta a vincere paure e remore. Mitico!

mercoledì 22 agosto 2007

Run baby run baby run baby run baby run


Devo essere sincero: vuoi per l'ottima collana delle Vele Einaudi (raramente pubblica un titolo fiacco), vuoi per la schedatura "Sociologia", pensavo che questo libro parlasse della frenesia sociale, dell'eterna fretta che ci assilla, della rincorsa del tempo "produttivo" che ci angoscia un po' tutti, e non solo nel mondo del lavoro. Invece si tratta di un excursus nel mondo della corsa atletica "di resistenza" (mezzofondo, fondo, siepi, maratona), sport che comunque è una bellissima metafora della storia e della società. Weber tratteggia con passione e poesia le figure dei fondisti più leggendari (Abebe Bikila, Ryun, Coe, Fiasconaro!) e fa un parallelo fra la storia della corsa e quella della nostra società, dai tempi dell'Iliade a oggi, fra rituali, duelli, sguardi, fughe, generazioni e degenerazioni, solitudini, nostalgie, tempistiche, estetiche ed estasi, tirando in ballo letteratura, sociologia, poesia, politica. Vi dico solo che mi è tornata la voglia di correre nella natura, e che guarderò con occhi diversi i prossimi mondiali di Atletica! Perchè ora so che la corsa scava, svuota, prosciuga, restituisce in leggerezza quanto ha rapinato di morbido e sinuoso e che è sottrazione del meraviglioso superfluo che anni di benessere ci hanno regalato. E' regressione a una condizione primaria ed è al tempo stesso ascesi, perchè condanna ciò che è "bello" cancellando ogni traccia mondana. Non so voi, ma questa roba è quello che mi ci vuole, molto spesso, e soprattutto d'estate, a Paveto. Tutta salute, soprattutto mentale. Se vinco la pesante ma goduriosa pigrizia del dormire fino alle 10 e mezza, quando non lavoro. Vediamo a Stintino (correre alla Pelosa quando è deserta non dev'essere male). Vedrai, vedrai...