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mercoledì 20 aprile 2022

lunedì 29 marzo 2021

Migliaia di persone ascoltano gli Anaïs

Grazie alla Viceversa Records abbiamo "messo" su Spotify le canzoni del disco fatto con 1Q84TAPES, per uscire dalla "bolla" locale e social. Fa impressione vedere e sapere che migliaia di persone chissà dove hanno ascoltato le nostre canzoni. E' una bella sensazione, e anche soddisfazione.

 

venerdì 5 febbraio 2021

Si stava meglio prima?


 








"Quando un elemento mancante viene a galla senza l'ausilio di alcun supporto digitale, ognuno lo annuncia all'altro con lo sguardo perso in lontananza, l'aldilà di ciò che si sapeva un tempo e che è andato smarrito" (DeLillo, pag. 16).

Vivevamo/eravamo meglio quando non c'erano gli smartphone e i social? Forse sì. La comunicazione e l'informazione erano molto molto minori, ma di maggiore qualità. E lo stesso vale per le amicizie e i rapporti personali.

Ora che ci penso, la mia vita era molto più serena, prima del 2009, l'anno in cui mi comprai il primo smartphone e feci l'ingresso nel mondo dei social (non considero il blog un social), scivolando velocemente nelle sue sabbie mobili.

Fu anche l'anno in cui dopo 15 anni cambiai datore di lavoro, commettendo uno dei più grossi errori della mia vita, ma questo è un altro discorso.

martedì 10 novembre 2020

Manuale di resistenza orgogliosa


Sono stato attirato dal titolo provocatorio e dalla grafica decisamente punk di questo manuale che è tutt'altro che un invito all'autodistruzione (a parte il capitolo sul bere che è un po' indulgente verso l'abuso, forse a causa dell'esperienza personale dell'autrice): è piuttosto un manuale di orgogliosa resistenza a quello che da giovane chiamavo "il Sistema", ossia i valori estetici, economici, e in sintesi esistenziali a cui i mass media, la tecnocrazia, i manuali di self-help e anche gran parte degli psicologi ci vogliono conformare. Citando e chiamando in causa Von Hayek, Bertrand Russell, Spike Jonze, Byung-chul Han, Baudelaire, Bukowski, Oscar Wilde, Virginia Woolf, è un libro molto brillante e anche scorrevole. Il capitolo che più mi ha colpito è stato "Bruciare", in cui si parla di amore e coppia partendo dal bellissimo film "Her".

Se il mondo continua a dirti che non sei abbastanza bravo, sano, liscio, in forma, produttivo, positivo o zen, è ora di chiederti cosa diavolo c'è che non va nel mondo, non in te stesso. E trovare un proprio orgoglioso e originale equilibrio personale.

mercoledì 15 aprile 2020

LA canzone del 2020


Leggendo il testo è incredibile che sia stato scritto molti mesi prima della pandemia.
Bentornato Michael, mi sei mancato.

P.S. nell'intervista con Cattelan Stipe dice di avere abbandonato i social un anno e mezzo fa perchè pensa siano "destructive to the soul" (nocivi per l'anima)...In questi giorni in cui guardo la serie Black mirror non posso non condividere questa sensazione...

domenica 11 novembre 2018

A che gioco giochiamo

Un libro (un saggio di storia, sociologia e anche antropologia) molto interessante e a suo modo utile per capire come eravamo, come siamo diventati e cosa diventeremo. Personalmente mi permetto di essere meno ottimista di Baricco sull'effetto che la tecnologia digitale ha avuto sull'umanità e soprattutto sul nostro essere umani: da quello che vedo e vivo, l'attuale umanità (intendo le persone) non è molto migliore di quella del 900, anche se avrebbe le possibilità e tantissimi strumenti (i tool) per diventarlo.

lunedì 27 agosto 2018

La coppia ai tempi dei social


Per quanto grottesco e tragicomico, questo video non è tanto lontano dal vero. La mia preoccupazione maggiore è verso le nuove generazioni under 20, che l'esperienza e l'educazione sentimentale la vivono con lo smartphone in mano, e senza connessione (e Google) sono perduti anche culturalmente.
Ma forse sono solo un vecchio sorpassato e incapace di capire la piega che hanno preso la società e i rapporti umani.

mercoledì 8 agosto 2018

Guardando tutto, ma non vedendo più nulla



Su Instagram, il social per la condivisione di immagini via cellulare, si pubblicano 3600 foto al secondo, e i dati ufficiali parlano di 8500 “like”al secondo. La produzione massiccia di immagini e la loro circolazione ci mostra quindi un dato sconvolgente: si sono rivoluzionati i tempi di lettura di un'immagine per non dire che si sono azzerati. Il punctum Barthesiano è stato spedito a calci in culo nello spazio siderale in questo vivere&scorrere bulimico dove nessuno vede più nulla vedendo tutto (dal bellissimo blog di Alberto Terrile).
Sulla scia di questo post sono andato a leggermi La camera chiara di Roland Barthes (ed. Einaudi), un bellissimo libro che seppur scritto nel 1975 rimane di una attualità e profondità impressionante (aggettivo non casuale). Ho constatato inoltre che al momento ho 2.259 foto ammucchiate nel cellulare, alcune importanti e belle, moltissime superflue. Ho deciso che stamperò (ebbene sì, proprio sulla carta, quella che si consuma e scolora) le importanti-belle, e farò molte meno foto in futuro. Un tempo, quando si portava il rullino a sviluppare, le foto erano più importanti, erano davvero un "fissare" un momento, una cosa, una persona. E guarda caso quelle foto, ormai consumate dal tempo, sono rimaste impresse nella mia memoria da sempre, e hanno il famoso "punctum" (mi colpiscono, emozionano, feriscono).
Sul cellulare e sul web tutto è "liquido", fuggevole, provvisorio, superficiale, cancellabile, perdibile. Come anche i valori, i sentimenti, i pensieri.
Un altro mondo, un mondo VERO, è possibile. Se vogliamo. Ma lo vogliamo?

sabato 4 agosto 2018

lunedì 18 giugno 2018

Fatti, non parole



Non vedrete (nè qui, nè tantomeno su Facebook, dove mi attengo solo a tematiche relative alla mia professione) dei miei post di indignazione sul nuovo governo nè sarcasmi o insulti verso i politici del momento. Penso che non servano a niente, se non forse a perpetuare la propria vetrina virtuale, a farci sentire "migliori", più intelligenti, brillanti, tolleranti e umani. Penso che servano di più i gesti concreti, soprattutto nella quotidianità, non solo negli eventi occasionali. Se non andiamo neanche a votare il meno peggio (tanto sono tutti uguali: hai visto come sono tutti uguali?), se non siamo delle persone perbene (e intendo oneste e civili), se non insegniamo/trasmettiamo certi valori ai nostri figli e alle persone che ci circondano, se non facciamo tutto quello che possiamo per aiutare il prossimo in difficoltà (vedi i miei amici che distribuiscono pasti ai senzatetto, per esempio), se non reagiamo (gentilmente) ai mugugni al bar o sugli autobus, ...beh, allora non dobbiamo lamentarci sui social (che tra l'altro sono stati il terreno della vittoria dei populisti/fascisti), perchè così facendo non abbiamo fatto, nè stiamo facendo, niente di concreto per contrastare l'avanzata di un mondo sempre più cinico e crudele, spietato coi deboli, deferente con ricchi e potenti.
Facebook ci ha dato subdolamente la piacevole illusione di poter dire la nostra, quasi la sensazione di "fare politica". E invece i nostri post sono lacrime nella pioggia, o pisciatine nell'oceano.

martedì 20 marzo 2018

Mi dissocial



Non è pazzesco, surreale? Hai centinaia di "amici" sui social, e ti senti sempre più solo e incompreso! Com'è possibile? Possibile che la tua autostima si basi su like, visualizzazioni, commenti e condivisioni? Possibile che tu ti senta in grado e in diritto di giudicare e sentenziare, in maniera arguta e "catchy", dall'alto del tuo smartphone o della tua tastiera, senza un minimo di autoironia e autocritica?

Non essere sui social nel 2018 è quasi una forma di clandestinità, ormai. Così indispensabili a livello professionale-commerciale, ma anche così deleteri psicologicamente, socialmente (appunto) e umanamente, oserei dire.

E questo blog, è un social? Mah, non direi. Per me ormai è quasi un'agenda, un block-notes, una raccolta di appunti, senza obiettivi di "piacere", "essere commentato" o "essere condiviso".
Giusto per lasciare qualche traccia, di questi anni che passano sempre più in fretta.

venerdì 3 novembre 2017

Leggere per vivere

Ogni tanto (non spesso) ci sono libri che mi entusiasmano e mi danno una grande carica in vari campi: intellettuale, lavorativo, sociale, personale. Se non fossimo nell'epoca del post-politico direi (come dice anche D'Avenia in questa bellissima recensione) che questo pamphlet è un manifesto rivoluzionario in senso politico, un manuale di sopravvivenza alla superficialità autistica dei social e del web, un metodo di miglioramento di noi stessi e del mondo che ci circonda attraverso l'esplorazione e la conoscenza non solo in campo letterario ma anche artistico, scientifico, e musicale.
Un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che hanno a che fare con la lettura e i libri (insegnanti, studenti, editori, librai, lettori, scrittori, operatori del settore). E anche chi legge un libro all'anno: magari si rende conto che leggere ci può salvare, anche da noi stessi.



lunedì 11 settembre 2017

Narcisocialismo

Molto, molto interessante questo saggio di 144 pagine fitte di rimandi (Barthes, il mito di Narciso, Freud) e dati concreti (a volte inquietanti) sulla comunicazione della propria identità sociale ai tempi di Instagram e Facebook. Più che Selfie io lo avrei intitolato Narcisocial, perchè il selfie è solo uno strumento fra i molti usati/abusati nel mondo dell' interrealtà (i social media). Un libro che dovrebbero leggere (ma non lo faranno mai) anche i ragazzi, non solo gli adulti genitori, per essere consapevoli dei possibili rischi che si corrono rendendo pubblico il proprio privato.
Un saluto e un ringraziamento a Elena della bella Libreria della Torre a Chieri, dove sono "inciampato" in questo libro: è proprio vero che spesso sono i libri a trovare noi, e non viceversa.


sabato 19 agosto 2017

Il silenzio e gli amici


A volte mi viene voglia di "entrare in silenzio stampa", smettere di contattare e scrivere ai parenti e agli amici che penso di avere. A volte ho la netta sensazione che se non fossi io a contattarli molti di loro non lo farebbero. E non intendo gli amici sui social, quelli che si pensa di avere su Facebook, Twitter, Instagram et cetera. Quando nel 2012 uscii (per disintossicarmi) da Facebook, nessuno dei 1300 "amici" mi cercò per recuperarmi nella vita reale. Eppure alcuni pensavo che fossero diventati davvero amici. Facebook è proprio una vita a parte, un altro pianeta, un'altra dimensione.
No, intendo gli amici con cui ci si vede, con cui si condividono cose reali, ci si telefona o (da qualche tempo) ci si "whatsappa". Probabilmente scoprirei quali sono i miei veri amici, quelli che vogliono sapere almeno come stai, quelli che ti vogliono bene, insomma. Probabilmente capirei di essere molto più solo.
E' un esperimento che fa un po' paura: non so se troverò mai la voglia e la forza di metterlo in atto.

venerdì 28 aprile 2017

Solitudini e moltitudini


Forse un giorno, tra qualche decina d’anni, combatteremo i telefoni diffusi e radicati ovunque come una pericolosa dipendenza, come è successo con le sigarette. Ci sarà chi farà causa ai social network per avergli rovinato la vita e sugli schermi apparirà una scritta in sovraimpressione: Un uso eccessivo può avere effetti negativi sulla salute mentale e relazionale.
Parla di chi ancora crede che sia più interessante e “cool” criticare invece di creare e passa o ha passato i suoi vent’anni (l’età che storicamente avevano tutti i rivoluzionari) con i suoi commenti feroci e i polsi sempre appoggiati a fare battutine su internet.
Iperconnessi parte dalle letture di alcuni saggi su internet e l’epoca digitale. "Nello sciame. Visioni dal digitale" e "La società della stanchezza" di Byung Chul-Han. Parla di lavoratori free-lance che sono padroni ma anche schiavi di se stessi, che si sottopongono volontariamente a sforzi e orari e obblighi che neanche il datore di lavoro più spietato avrebbe mai azzardato. Parla degli smartphone e della possibilità di lavorare dovunque che diventa obbligo di lavorare sempre e comunque. I social network sviluppati per creare compulsione, creati da persone che si sono specializzate in informatica, psicologia applicata ed economia comportamentale, cioè "le discipline che permettono di sfruttare la conoscenza delle debolezze umane per realizzare prodotti legati ai comportamenti compulsivi". Insomma è davvero un po’ una messa nera tecnologica, un reportage emotivo che parla di solitudini e di moltitudini. (Vasco Brondi)

giovedì 19 gennaio 2017

I muri parlano

I muri mi parlano. Io li guardo e li fotografo da sempre con attenzione e curiosità: ci trovo spesso arguzia, saggezza, vera e propria Arte, spunti di riflessione e motivazione. Stavo quasi per aprire un account Instagram dedicato ma poi ne sono rifuggito per paura di rientrare nel maelström social, per quanto antisocial volessi restare. Proseguiró a notare e fotografare, ma pubblicheró qui, in questo "posto", le foto che mi hanno colpito, mentre con fatica (ma anche col sorriso) giro per l'Italia (questo è un muro di Torino).

lunedì 28 novembre 2016

Non mi importa?



Noto che da qualche tempo il 95% dei miei post sono ad argomento musicale. Eppure ne sono successe e ne stanno succedendo di cose nel mondo: Donald Trump, la morte di Fidel Castro, l'apocalisse in Siria, il referendum sulla Costituzione (o meglio: su Renzi)...Non ne parlo non perchè non abbia niente da dire a riguardo (e ce ne avrei), ma perchè un po' non ne ho voglia e un po' non mi sento più libero di esporre le mie idee (soprattutto quelle politiche) sul web. La politica non si fa scrivendo improperi, anatemi e prediche su Facebook o Twitter: si fa ogni giorno in strada, sul lavoro, al supermercato, col prossimo, in famiglia, nella vera realtà di tutti i giorni. "La rivoluzione comincia davanti allo specchio", come dicevano i miei amati Husker Du.

Non sono qualunquista o ignorante: sono riservato :-)

mercoledì 11 maggio 2016

"Il bel tacer non fu mai scritto"



Oh quante volte ho sentito questa frase da mia nonna Rina! Spesso non siamo capaci di trovare le parole giuste, scriverle poi figuriamoci. E anche io, su questo blog, anni fa parlavo e scrivevo di tutto: poi alcune esperienze negative (quando non drammatiche) mi hanno portato a un sempre maggiore silenzio in rete, silenzio che rompo giusto con la musica, con canzoni (come questa) che dicono cose ed esprimono emozioni che non so o non posso esprimere in prima persona.

Non siamo liberi nè autorizzati a dire quello che pensiamo su uno schermo. Una volta criticai un autore e la sua casa editrice mi fece fare un mazzo tanto dal mio datore di lavoro (una catena di librerie). Quindi da tempo resto sul vago, o sulla musica. Quello che penso, quello che provo DAVVERO posso dirlo solo di persona, o per telefono (ma neanche).

"Contact's the fact, I need it" (The Sound, 1981).

sabato 16 aprile 2016

Quanti amici che hai



Prova a fare un esperimento psicosociale (o forse psicopatico, o sociopatico). Prova a non postare più niente su Facebook, Twitter, et cetera. Prova a non scrivere più a nessuno su Whatsapp e Telegram. Ai più anziani non scrivere più mail nè sms. Non telefonare più a nessuno se non per lavoro o dovere famigliare-parentale. Prova. Prova a sparire per un po' dalla "piazza" virtuale.
E capirai chi sono i tuoi amici, chi davvero si preoccupa per te, chi ti vuole bene, chi ti apprezza. Ti stupirai nel constatare che non ti cercherà più neanche il 5% delle tue centinaia di "amici". E scoprirai quanto, e come, sei molto più solo di quando non esistevano neanche i cellulari.

martedì 29 marzo 2016

Padre nostro 2.0



"Ingegnere aerospaziale che sei nei cieli
dacci oggi le nostre linee internet 
vite brevi e password indimenticabili. 
Padre nostro dei satelliti e di tutti i dibattiti
non c'è niente che mi interessi di meno dell'opinione degli altri. 
Santa Maria dei telegiornali in streaming e dei fiumi sacri di informazioni 
hai visto gli infelici possono essere pericolosi.
Nostra signora dei naufragi e dei momenti irripetibili
e degli schermi accesi che colorano di azzurro gli interni degli appartamenti
sia fatta la tua volontà così in cielo come di sera nei bar del centro
prega per la fine della mia gioventù, forse resterà per l'eternità su youtube.
Dio Onnipotente dammi un lavoro qualunque
e una linea della vita bella e illeggibile.
Dio Onnipotente non mi proteggere da niente,
non mi proteggere da niente"
(Le Luci della centrale elettrica, Padre nostro dei satelliti)