giovedì 16 febbraio 2006

Matrimoni e funerali


Sono andato al funerale del papà del mio vecchio amico Andrea, best Fender in town. Un gelido lunedì mattina. Forse non era così freddo, era l'occasione a far raggelare dentro. E non ho sentito presenza di Dio, in quella chiesa alla Foce. E' un mito a cui ci si appoggia per non cadere, mi sa. Andrea era rigido come un merluzzo. Sono felice ed orgoglioso di esserci stato. Se c'è una cosa che non mi perdono nel passato è il non essere stato vicino ad alcuni amici in certi momenti (Aldo, Luca, Marco). Chissà come reagirò io. Mi viene in mente "Hardly getting over it" degli Huskers. E mi è venuto in mente come la vita sia segnata dalle feste, dalle cerimonie, dai riti: 10 anni di feste, 10 anni che si va ai matrimoni, qualche battesimo (pochissimi), poi si comincia coi funerali dei genitori. Alla fine il periodo dei funerali dei coetanei. Allegria! Meglio darsi da fare in fretta, e lasciare qualche souvenir, prima che passi tutto. "Heart and soul, one will burn"...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

PENSARE FÁ MALE! CAZZO SE È VERO.
QUANDO PENSO AL BISOGNO CHE HO DI VIVERE UNA VITA UN PO' PIU' BANALE, MI DO' DEL COGLIONE DA SOLO! EPPURE STO VIVENDO LE MIE SCELTE, OBBILGATE O MENO, DETTATE DA UNO STATUS VIVENDI, DA UNA DISCENDENZA, DA OBBLIGHI MORALI VERSO L'INTERA UMANITA' E FORSE ANCHE PROIETTATE VERSO IL COSMO INFINITO...PENSO: DUNQUE SONO.
L'ANTROPOLOGICA DIFFERENZA VERSO LE COSIDETTE SPECIE INFERIORI È REALMENTE DETTATA DA UN SEMPLICE POLLICE, OPPURE È QUALCOSA DI PIU' PERVERSO, FORSE MISTICO-RELIGIOSO, FORSE ETICO-FILOSOFICO, FORSE...PENSO: DUNQUE SONO.
SCAGLIO I MIEI PENSIERI CONTRO IL MURO DELLA STANZA, MA NON RIMBALZANO COME UNA PALLINA MAGICA DAI MILLE COLORI(GIOIA E DELIZIA DELLA MIA INFANZIA INSIEME AL PONGO, ALLA NUTELLA E AL SOGNO DI DIVENTARE QUALCUNO...O FORSE PIU' SEMPLICEMENTE QUALCOSA).
PENSO: DUNQUE SONO. SONO IL FINE DEI MIEI DESIDERI, DEI MIEI SOGNI, DELLE INUTILI AMBIZIONI DI UNA VITA INESORABILMENTE VELOCE, FRENETICA, PARADOSSALE?
VIVO A 360°, FUMO COME UN TURCO, HO I SOGNI DI UN'ABORIGENO, I SOLDI DI UN RUMENO, LA PASSIONE DI UN SICILIANO, LE PAURE DI UN CURDO, LO SGUARDO DI UN BAMBINO AFRICANO, IL FISICO DI UN GRASSO AMERICANO, LA VOGLIA CHE TUTTO QUESTO FINISCA PRESTO DI UN IRACHENO, L'OZIO DI UN MESSICANO, LA TENACIA DI UN GIAPPONESE, LA FAME CONTINUA DI UN ITALIANO. UN CITTADINO DEL MONDO CHE VIVE SUL MARE, CHE HA PAURA DI INVECCHIARE SENZA AVER DATO ABBASTANZA, SENZA UN DIO MISERICORDIOSO CHE MI CONSOLA E MI GUIDA, SENZA LA VOGLIA (A VOLTE) DI CONTINUARE.
PENSO: DUNQUE SONO.
SPERO SOLO CHE NE VALGA COMUNQUE LA PENA, CHE SERVA COMUNQUE CONTINUARE A INSISTERE SULLE COSE, SULLE PERSONE, SUI SENTIMENTI NON SEMPRE CONDIVISI,
SUI SORRISI, SULL'AMORE CHE HO DENTRO E CHE SEMPRE PIU' DIFFICILMENTE VIENE FUORI.
PENSO: DUNQUE SONO...STANCO. LA MORTE MI FA COMUNQUE PAURA.

ATTILIO

Anonimo ha detto...

Dio non c'era, soprattutto a San Martino il giorno dell'esame che ha causato l'ictus a mio padre, il giorno che ha nevicato come non vedevo dagli anni ottanta e nella settimana di agonia successiva. Non c'é adesso, soprattutto per mia madre. Si', in Chiesa ero rigido, era lo sforzo per non piangere di fronte a mia madre.
E' tutto come un film, come un incubo. Ti passa davanti una vita passata insieme, l'infanzia, l'adolescenza, lui che gioca con i miei bambini. Grazie Franco di esserci stato e grazie a tutti quelli che mi hanno scritto o telefonato o soltanto pensato. Cari Caccalli, continuiamo a vederci spesso, sennò si rischia "Il Grande Freddo". Andrea