sabato 5 dicembre 2009

Aveva ragione Paul Towers



Ci ho messo quasi 20 anni, ma ci sono arrivato: quando si esce dal lavoro, quando si torna a casa, bisogna chiudere la porta, spegnere un interruttore interno, e lasciarsi dietro il lavoro, anzichè portarselo dietro/dentro e pensarci continuamente (anche senza volerlo). Bisogna staccare, distrarsi, pensare ad altro, al proprio tempo libero, alla famiglia, a quello che non è lavoro, quando non si lavora, concentrandosi sulle cose importanti e belle fuori dal lavoro. E' una cosa che non ho mai voluto fare, perchè la ritenevo schizofrenica: mi sembrava impossibile separare le varie parti della propria vita, che vivevo come un unicum, un unico fiume che però così facendo si è inquinato parecchio ed è diventato pieno di mulinelli e correnti gelide e pericolose. Certo, è difficile evitare i vasi comunicanti, creare dei compartimenti stagni, ma è sano e produttivo provarci. Un esempio? Uscito dal lavoro, su metro/autobus, anzichè leggere dati, fare piani e preparare report, è meglio leggere un libro, ascoltare della musica, telefonare a un amico. E a casa e fuori, con le persone che stimiamo e amiamo, parlare di altro, parlare di loro, coltivare interessi, affetti, hobby. Lo so, sono cose banali, ma io non le avevo mai capite, e il mio vecchio collega Paul, che praticava questa netta suddivisione, mi sembrava rigido, limitato e assolutista, e scuotevo la testa. Come ho capito adesso la sua teoria, dopo alcuni mesi in cui ho lavorato anche la notte (con la testa), perdendo di vista quello che succedeva fuori dal lavoro, oltre alle mie fonti di gioia e divertimento!
Quindi, anche se è tardi (ma non troppo, grazie al cielo), voglio ringraziare Paul Towers, filosofo sottovalutato per 15 anni della mia vita.

3 commenti:

andrea sessarego ha detto...

Beh, nel tuo caso c'è stato un cambiamento di lavoro comportante anche la responsabilità di prendere decisioni, organizzare il personale ecc. che prima non avevi e quindi forse era normale che pensassi al lavoro in ogni momento della giornata. Adesso che il periodo intenso dello "scolastico" è passato e che hai preso le misure a tutti, puoi giustamente goderti le ore fuori dal lavoro. Quando esco dall'ufficio dimentico tutto, ed è lo stesso quando faccio la pausa pranzo, preferisco andare da solo in un paio di posti dove sto bene, che uscire con colleghi e parlare (ancora) di lavoro.

stefania248 ha detto...

E' chiaro: quando il lavoro occupa la gran parte delle nostre giornate (troppo sicuramente!!), è inevitabile non pensarci anche quando hai chiuso la porta. L'importante è avere attorno persone positive.
Non è mai troppo tardi...stai sereno. :-)

Anonimo ha detto...

Io ho il problema contrario, quando sono sul lavoro non riesco a staccare la spina di casa. E' grave?

Andrea